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Economia e Finanza

FINANZA/ Così Germania, Francia e Italia fanno spazio alla nuova crisi

La scorsa settimana ha mostrato quanto sia difficile da contrastare la crisi sui mercati finanziari, specie se le politiche non sono efficaci. L’analisi di GIANLUIGI DA ROLD

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Il mancato tentativo di venerdì da parte di tutte le Borse di risalire la china e di riguadagnare livelli di indici decenti, è l’aspetto più preoccupante dell’attuale sistema finanziario mondiale. Ai vecchi tempi della “sala delle grida” a Piazza Affari, momenti come questi venivano definiti in gergo: il mercato non riesce a fare lo “zoccolo” e si va giù a tracollo.

Sostanzialmente si notava, come è avvenuto in questi giorni di sofferenza, che alcuni comparti del mercato non riescono neppure, all’apertura di certe giornate, a quotarsi. È stato così nel settore “utilities” il giorno dopo la manovra predisposta dal Governo. Ma lo stesso si è verificato con una raffica di sospensioni, magari brevi, avvenute nel settore finanziario, soprattutto in quello delle grandi banche. Poi c’è il comparto automobilistico, per l’Italia il Gruppo Fiat, che attraversa un momento di grande difficoltà.

Il quadro rivela che i mercati, Piazza Affari in testa, scontano la mancata crescita di questi mesi. E, parlando più in generale, scontano la modesta crescita di questi anni dopo la “botta” del 2008. Forse ci si è illusi che, con qualche vertice internazionale, con alcuni provvedimenti tampone, tutto
ricominciasse come prima. Ma i più avvertiti, già dopo il 2008, parlavano di una crisi che poteva protrarsi per cinque anni. Oggi, di fronte al rischio di una seconda recessione si evoca il decennio degli anni Trenta, dopo la crisi del 1929.

Ad esempio, in Questa volta è diverso, il saggio citato infinite volte e scritto da Kenneth Rogoff e Carmen Reinhart, si dimostra che gli effetti degenerativi innescati dalla finanza portavano l’economia a una “Seconda Grande Contrazione”. Vera o non vera la tesi dei due autori, che mettevano sull’avviso fin dal 2009, era necessaria una “sveglia” per i governi, la classe politica e i grandi centri economici e finanziari. Magari non una riunione ogni tanto, ma un autentico sforzo comune per correggere o riaggiustare un meccanismo inceppato, che non favorisce più la crescita e l’espansione dell’economia, che ormai è una parente stretta della finanza. E questi due parenti si contagiano a vicenda con estrema rapidità.

Quindi il problema principale è quello, per tutto il mondo occidentale, di affrontare il problema della crescita, senza restare, un giorno sì e un giorno no, a piangere sui crolli di Borsa o a rincuorarsi per rimbalzi passeggeri. Questo deve essere uno sforzo comune e coordinato, non con singoli Stati che magari pensano di fare “da arbitri” in un periodo di tensione tra euro e dollaro, oppure tra stati europei che si dimostrano tetragoni a una vera visione europea.