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FINANZA/ 2. Passera: l'Italia non rischia la recessione

Corrado Passera (Foto Imagoeconomica) Corrado Passera (Foto Imagoeconomica)

L’Europa ha fatto tanti passi avanti, si è data una moneta comune e al momento della crisi si è resa conto che l’euro non bastava da solo per uscirne e per competere con le altre grandi aree economiche del mondo. Quindi un governo comune dell’economia è il prossimo passo del disegno europeo che dobbiamo fare. Certo, in questo momento non sembra che ci stiamo muovendo in questa direzione, perché la gestione della crisi non è passata attraverso i meccanismi comunitari, ma è stata “intergovernamentale”, e le misure prese sono state spesso inefficaci. Credo quindi che in Europa ci si debba dotare di strumenti comuni di gestione dell’economia, ma anche della finanza, perché una valuta comune necessita anche di mezzi per gestire i mercati di questa valuta stessa: cosa che oggi abbiamo solo in parte.

 

Cosa pensa degli eurobond, che la Germania ha recentemente bocciato?

 

Gli eurobond sono uno degli strumenti che possono essere utilizzati in un’economia gestita in modo comune. È chiaro, però, che prima di dotarci di uno strumento così impegnativo e così solidalmente responsabile per tutti i paesi europei, dobbiamo fissare delle regole che siano accettate da tutti. Non si potrà quindi arrivare all’uso degli eurobond finché i paesi dell’Eurozona non adotteranno regole compatibili, per esempio quella di assicurare i bilanci in pareggio addirittura a livello costituzionale. Credo che il passaggio a regole comuni sia ineludibile, dato che gli eurobond diventerebbero una responsabilità comune.

 

Nelle ultime settimane, gli andamenti della Borsa hanno penalizzato molto Piazza Affari. Sono giustificate, secondo lei, le preoccupazioni degli investitori sull’economia italiana?

 

Molti prezzi di Borsa non hanno ormai nulla a che vedere con i fondamentali delle aziende. Attraversiamo un momento di grande incertezza, di grande fuga dalla Borsa da parte degli investitori un po’ in tutto il mondo, sia per i deludenti numeri sulla crescita americana ed europea, sia per l’esitante azione europea nell’affrontare il grande problema del debito pubblico. Questa predisposizione negativa nei confronti dell’Europa viene ulteriormente esasperata nei confronti dell’Italia per via della sua bassa credibilità sia in termini di crescita, sia di riavvio della crescita futura. Il nostro Paese aveva acquisito una certa affidabilità per quel che riguarda la gestione dei conti pubblici, ma questo non basta nel momento in cui i mercati ritengono che se non si riavvierà la crescita in Italia non ci saranno le risorse per ripagare il grande debito pubblico. Come ho già detto, la crescita da noi è riattivabile e occorre lavorare tutti insieme per questo obiettivo.

 

I titoli bancari sono stati tra quelli più penalizzati sulla Borsa italiana. Possiamo essere tranquilli sullo stato di salute delle nostre banche?


COMMENTI
23/08/2011 - possiamo dedurre che (Fabrizio Terruzzi)

Caro Passera, l'Italia non rischia la recessione ma serve che... Ne segue una lista tale da cui possiamo dedurre che l'Italia rischierà davvero la recessione. Il welfare va rafforzato sia a livello previdenziale che sanitario? Non me l'aspettavo, credo che così com'è non ce lo possiamo più permettere (dove sono le risorse?). Il punto è che quando tutto è gratis lo spreco è enorme e deve essere ridotto. E' una premessa per poter migliorare qualitativamente (soprattutto al sud) lo stato sociale che va quindi razionalizzato e andrà anche ridotto per le categorie più abbienti (in modo da trovare le risorse per rilanciare l'industria). Il concetto di stato sociale oggi è un mix di "pacchia universale" e di "diritto divino" mentre dovrebbe essere espressione del senso di sussidiarietà ed equità nei confronti dei più deboli da parte dei più abbienti.