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FINANZA/ 2. Passera: l'Italia non rischia la recessione

Pubblicazione:lunedì 22 agosto 2011 - Ultimo aggiornamento:martedì 23 agosto 2011, 0.09

Corrado Passera (Foto Imagoeconomica) Corrado Passera (Foto Imagoeconomica)

La settimana dei mercati finanziari è cominciata con un tentativo di rimbalzo dopo che la precedente era stata dominata dai ribassi delle Borse dovuti ai timori di una nuova recessione globale. Un’ipotesi che Corrado Passera, Ceo di Intesa Sanpaolo, oggi ospite al Meeting di Rimini, ritiene ancora remota. L’Italia, in particolare - spiega Passera a ilsussidiario.net - ha tutte le carte in regola per rimettersi sul cammino della crescita economica.

 

Dalla sua posizione di osservazione “privilegiata” di Ceo della principale banca italiana, come giudica lo stato di salute dell’economia del nostro Paese?

 

Non vedo ragioni per prevedere a livello mondiale, né europeo, un ritorno della recessione. Molte cose che stanno succedendo possono spingere in quella direzione, ma la recessione è assolutamente evitabile. Il nostro Paese ha infatti le forze e le energie per poter riavviare una fase di crescita. Tuttavia, bisognerà fare molto di più. Se gli unici interventi sono tagli e austerità, senza investimenti sul futuro, è difficile che si possa riavviare una fase di crescita.

 

Cosa occorre allora?

 

Perché ci sia la crescita c’è bisogno dell’impegno di tutti, innanzitutto delle imprese, che devono essere messe in condizioni di meglio lavorare e svilupparsi. Infatti, per quanto le aziende possono essere concorrenziali, se non hanno intorno un sistema-Paese che funziona - dalle infrastrutture al sistema della giustizia, fino all’istruzione, la formazione e l’efficienza della pubblica amministrazione - difficilmente potranno raggiungere quel livello di produttività che poi gli permette di essere competitive sui mercati internazionali. Va però detto che lo sviluppo non è fatto solo di competitività.

 

A che cosa si riferisce?

 

Serve anche la coesione sociale e per questo è importante il welfare, che va rafforzato sia a livello previdenziale che sanitario, fino al sostegno alle famiglie e all’integrazione degli immigrati. Dobbiamo poi mettere energia nel sistema: un’energia che arriva dalla mobilità, dalla meritocrazia, dal riassetto del sistema decisionale, sia amministrativo che legislativo, che si è imballato nel nostro Paese e che deve essere rimesso in condizione di funzionare. Occorre quindi un impegno da grande politica, che chiama tutti ad assumersi le proprie responsabilità. Se non lo faremo, la stagnazione è certa e con essa il rischio non solo di perdere tante conquiste di questi anni (prima di tutto, appunto, il welfare), ma di non dare una soluzione al problema numero uno, che è l’occupazione.

 

Il modo con cui il nostro Paese affronterà la crisi dipende anche dalle decisioni assunte a livello europeo. In questo senso, la scorsa settimana Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno proposto la creazione di un “governo economico” unico. Cosa ne pensa?


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COMMENTI
23/08/2011 - possiamo dedurre che (Fabrizio Terruzzi)

Caro Passera, l'Italia non rischia la recessione ma serve che... Ne segue una lista tale da cui possiamo dedurre che l'Italia rischierà davvero la recessione. Il welfare va rafforzato sia a livello previdenziale che sanitario? Non me l'aspettavo, credo che così com'è non ce lo possiamo più permettere (dove sono le risorse?). Il punto è che quando tutto è gratis lo spreco è enorme e deve essere ridotto. E' una premessa per poter migliorare qualitativamente (soprattutto al sud) lo stato sociale che va quindi razionalizzato e andrà anche ridotto per le categorie più abbienti (in modo da trovare le risorse per rilanciare l'industria). Il concetto di stato sociale oggi è un mix di "pacchia universale" e di "diritto divino" mentre dovrebbe essere espressione del senso di sussidiarietà ed equità nei confronti dei più deboli da parte dei più abbienti.