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PROPOSTA/ Treu (Pd): un’intesa bipartisan per aiutare le famiglie

Pubblicazione:lunedì 22 agosto 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Il dibattito recente sul fattore famiglia ha avvicinato le posizioni nel mondo politico e fra le parti sociali, superando le criticità e le controindicazioni del quoziente familiare. Su questa base è possibile, e il Pd è disposto a farlo, costruire un’intesa, mi auguro bipartisan, che applichi i principi del fattore famiglia per modificare il decreto.

La correzione deve riguardare in particolare il cosiddetto contributo di solidarietà. Ammesso che resti, e molti dubitano della sua equità, esso dovrebbe tenere conto di tali principi per non pesare ingiustamente su tutti i contribuenti a prescindere dalla loro situazione familiare. La maggior parte di quelli chiamati a contribuire si colloca nella fascia fra 90.000 e 120.000 euro: è urgente discutere come riequilibrare questa tassa in base ai principi del fattore famiglia dando seguito a qualche disponibilità che si sta manifestando anche in ambito governativo.

Valutazioni analoghe potrebbero farsi anche da parte dei governi delle regioni e degli enti locali per modulare, nella misura in cui rientra nella loro disponibilità, le imposte di competenza tenendo conto dello stesso fattore famiglia. Tale fattore dovrebbe inoltre applicarsi anche alla determinazione delle tariffe dei servizi locali, che sono pure in rapido aumento. Alcune amministrazioni locali, di vario colore politico, hanno già fatto utili sperimentazioni in tal senso, che potrebbero essere prese in considerazione.

Queste sono proposte su cui discutere e decidere con urgenza. Un’intesa servirebbe anche per preparare il terreno all’attuazione della futura delega fiscale. Qui le scelte saranno più complesse, ma proprio per questo dovranno rispettare i principi dell’equità, anche familiare.

Segnalo un ultimo punto critico connesso con il tema famiglia e con la necessaria conciliazione dei ruoli fra uomini e donne nell’ambito familiare. Mi riferisco all’aumento dell’età pensionabile delle donne. Penso che questo sia un tema ineludibile, anche per superare le prevedibili obiezioni di disparità di trattamento con l’aumento dell’età pensionabile già deciso per le donne del settore pubblico. Ma se così è, la misura sull’età pensionabile deve trovare una “compensazione” nel riconoscimento alle donne di un periodo di contribuzione figurativa per gli anni della maternità; ad esempio, un anno ogni figlio, come avviene in altri paesi.

In tal senso ho avanzato insieme all’Onorevole Cazzola una proposta specifica, che potrebbe correggere un altro aspetto della manovra in senso coerente con gli obiettivi di favorire la natalità e di sostenere la famiglia.



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