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PROPOSTA/ Treu (Pd): un’intesa bipartisan per aiutare le famiglie

Pubblicazione:lunedì 22 agosto 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Le politiche familiari hanno ricevuto in Italia attenzione insufficiente, minore che nei paesi vicini. Questa è una carenza di tutti, delle varie forze politiche. Ma negli ultimi anni la situazione è peggiorata.

Hanno pesato gli effetti della crisi che impoverisce le famiglie, specie quelle a reddito medio-basso. Ma la gravità della situazione non è stata affrontata adeguatamente nell’ambito delle recenti manovre finanziarie fino all’ultima del decreto 138 del 13 agosto 2011. Anzi, i fondi stanziati in passato per rispondere ai bisogni primari delle famiglie (servizi all’infanzia, non autosufficienza, politiche sociali in genere) sono stati drasticamente ridotti.

Il decreto 138 non ha corretto in alcun modo tale impostazione, dimenticando la famiglia come si è denunciato da più parti, non solo dall’opposizione, ma dal giornale dei vescovi italiani fino a un quotidiano laico come Il Corriere della Sera.

Per stare alle scelte più gravi, l’aver fatto pesare la maggior parte delle riduzioni di spesa sugli enti locali (11 miliardi e mezzo fra 2012 e 2013) si tradurrà in minori servizi e/o maggiori tasse per le famiglie. Lo confermano le reazioni critiche degli amministratori locali, di ambedue gli schieramenti, che hanno denunciato l’impossibilità di mantenere l’attuale livello dei servizi sociali anche fondamentali e che si vedono costretti ad aumentare le imposte di loro competenza.

Si calcola che oltre 160 comuni, fra cui Milano, hanno introdotto per la prima volta l’addizionale Irpef e che altri 117 la stanno aumentando. Se tutti seguissero tale esempio, le addizionali comunali e regionali aumenterebbero di oltre il 100% rispetto al 2010. Analogamente si prevedono aumenti su tutte le tariffe dei più importanti servizi locali: rifiuti, acqua, gas, ecc.

Questo è un aspetto negativo della manovra, non il meno importante, al quale si dovrebbero apportare correzioni, in sede parlamentare, per riequilibrare le scelte alleggerendo gli enti locali e riducendo il carico sulle famiglie.

A dire il vero una politica lungimirante dovrebbe approfittare della crisi per impostare modifiche strutturali, di riequilibrio sia nella distribuzione del reddito, sia nel welfare, in primo luogo misure che riducessero veramente gli sprechi e le spese assistenziali, per concentrare le risorse scarse sui bisogni primari delle persone e delle famiglie e sulla promozione delle loro capacità.

Ma nell’immediato è necessario correggere almeno gli squilibri più gravi, a cominciare dalle ingiuste penalizzazione delle famiglie. Nello stabilire i sacrifici (purtroppo) necessari si deve tener conto della diversa capacità di reddito e patrimoniale delle persone, ma anche dei caratteri del nucleo familiare.


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