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FINANZA/ 1. Pelanda: ecco chi detta il ritmo della recessione

Pubblicazione:martedì 23 agosto 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Gli andamenti delle Borse stanno scontando una recessione globale prolungata. Il mercato azionario sta vedendo correttamente il futuro o sta esagerando sul lato del pessimismo? Circa un mese fa il mercato ha avuto una doppia brutta sorpresa. L’economia statunitense, invece di crescere come era previsto, stava puntando verso una nuova recessione con probabile picco nel 2012. Peggio, la Riserva federale annunciava che avrebbe tenuto i tassi del dollaro vicini allo zero fino al 2013, segno che prevedeva una recessione/stagnazione lunga almeno un biennio, scenario talmente deludente da indurre amplificazioni pessimistiche.

Il mercato americano, infatti, resta ancora il principale traino di tutta la domanda globale, cioè locomotiva mondiale non sostituibile da Cina e altri emergenti in quanto la loro crescita, e inclinazione a importare a loro volta, dipende da quanto esportano verso l’America. La Cina, inoltre, ha dovuto raffreddare la crescita interna, restringendo il credito, perché nel primo semestre l’inflazione stava aumentando oltre misura. La Germania, locomotiva europea, ha un modello economico, peraltro come l’Italia, che le permette di fare crescita solo via export e non via consumi e investimenti del mercato interno. Il rallentamento della domanda globale ha ridotto l’export tedesco portando a zero la crescita corrente della Germania.

In sintesi, il mercato vede correttamente che il cedimento della locomotiva americana comporta il rallentamento di tutti i vagoni e sconta il rischio di recessione. Normale. Normale anche il deflusso più intenso dalla Borsa italiana in quanto sia il rischio di insolvenza del debito, sia la deflazione da rigore per evitare l’insolvenza stessa, combinati con una percezione di disordine politico che ritarderà le necessarie misure di reflazione e di riordinamento della finanza pubblica, inducono una previsione di stagnazione endemica con alto rischio di peggioramento catastrofico.

Inoltre l’Italia ha perso totalmente, per incapacità del governo di capire la realtà in tempo utile, la residua sovranità economica e sarà sempre più governata dalla Germania e dalla Bce, cioè incapace di difendere via poteri sovrani la ricchezza nazionale. Ma non appare normale il fatto che il mercato sconti una crisi futura di intensità maggiore di quella oggi realisticamente prevedibile.


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