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Economia e Finanza

FINANZA/ Fortis: vi spiego cosa sono e perché servono gli eurobond

Angela Merkel e Romano Prodi (Foto Imagoeconomica)Angela Merkel e Romano Prodi (Foto Imagoeconomica)

Con un’emissione di 3.000 miliardi di Eub, il Ffe potrebbe destinare 2.300 miliardi di euro alla riduzione del debito pubblico dell’Eurozona dall’attuale 85% del PIL al 60%. Ciò permetterebbe a Paesi come Germania e Francia di ridurre il loro debito/PIL verso il mercato sotto il 60% circa e all’Italia di farlo scendere al 95%, restando il nostro Paese per il rimanente 25% che lo riguarda debitore verso il Ffe stesso. Con un così cospicuo piano di stabilizzazione del debito europeo la speculazione verrebbe definitivamente messa in fuga.
Nello stesso tempo gli Eub diventerebbero emissioni di rilevanza mondiale, attraendo i Fondi sovrani e proponendosi come concorrenti dei titoli di Stato americani, permettendo inoltre all’UEM di spuntare interessi più bassi sul mercato rispetto ai singoli Stati nazionali. I restanti 700 miliardi di Eub potrebbero inoltre essere destinati a finanziare grandi investimenti infrastrutturali per rilanciare la crescita e l’occupazione.

Perché non sono stati ancora realizzati e per quale ragione Nicolas Sarkozy e Angela Merkel si oppongono con tanta determinazione e ostinazione ?


Vi è stata sinora una forte diffidenza verso gli Eurobond da parte della Germania e in minor misura anche della Francia. La Germania, in particolare, pur avendo tratto enormi vantaggi dalla costituzione del mercato unico europeo e dell’euro, anche sotto la spinta di sentimenti populistici ha sempre osteggiato la nascita degli eurobond sulla base del presupposto che essa non vuole garantire i debiti dei Paesi più lassisti e con i conti fuori posto dell’Eurozona. Tra questi ultimi i tedeschi includono non solo i Paesi che sono andati più vicini al default come Grecia o Irlanda, ma anche l’Italia per il suo alto livello di debito pubblico.
Con la proposta di Prodi e Quadrio Curzio le diffidenze tedesche potrebbero però essere superate perché l’Italia parteciperebbe alla costituzione del capitale del Ffe con risorse importanti come le sue riserve auree (superiori a quelle della stessa Francia) e quote di capitale di società pubbliche solide come Eni, Enel, Poste, Finmeccanica, ecc.

(Gianluigi Da Rold)

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