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GEOFINANZA/ Così gli Usa tengono in ostaggio l’Europa e le Borse

Pubblicazione:martedì 23 agosto 2011

Ben Bernanke, Presidente della Fed (Foto Ansa) Ben Bernanke, Presidente della Fed (Foto Ansa)

Ma tornando a Russell Jones, ecco la sua ricetta-auspicio: «Per ottenere un impatto sostanziale, la Fed deve dar vita a un programma di quantitative easing ben più grande dei precedenti due, includendo tra i bersagli anche tassi d'interesse a più lungo termine, come portare il Treasury a 10 anni al 2% o anche sotto per un periodo prolungato di tempo, oltre che permettere l'espansione dello stato patrimoniale al livello che appare necessario per ottenere lo scopo». L'opzione nucleare di cui parlavamo qualche settimana fa.

Insomma, serve un bel tonfo, magari verso giovedì, a ridosso del discorso di Bernanke a Jackson Hole. Come fare? Semplice, operando sul trading ad alta frequenza, specialità delle casa delle grandi banche d'affari, le stesse che gestiscono le dark pools in cui si tratta il 70% del mercato reale al mondo, lasciando alle piazze "in chiaro" le briciole.  Il mercato “normale”  e regolamentato va su e giù, ma, a dispetto del possibile deteriorarsi della condizioni economiche, chi opera in High-Frequency Trading determina la reale direzione del mercato, spesso senza ragioni tecniche e a dispetto dei fondamentali, caricando ordini enormi di vendita in frazioni di secondo che innescano crolli ingestibili per operatori "normali" e organismi regolatori: questo 24 ore su 24, senza apertura o chiusura delle contrattazioni.

Ma oltre alle banche d'affari, anche la stessa Fed potrebbe avere qualche interesse affinché i mercati si schiantino: mantenere intatto il valore del dollaro come bene rifugio e far scendere i rendimenti dei titoli di Stato Usa, a ruba nonostante il downgrade di Standard&Poor's. Il 18 agosto scorso, alle 20.06 ora americana, sul sito del Wall Street Journal, apparve il seguent "alert", qualcosa più di una breaking news: «La Fed sta chiedendo alle banche europe che operano in Usa se esse dispongano dei fondi per operare su base giornaliera negli Stati Uniti, e in certo casi, consiglia le banche di revisionare le proprie strutture in Usa. La Fed e i regolatori statali segnalano di essere sempre più preoccupati che la crisi del debito europeo possa tracimare nel sistema bancario americano, e perciò intensificano la loro sorveglianza sulle grandi banche europee con filiali in Usa».


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