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GEOFINANZA/ Così gli Usa tengono in ostaggio l’Europa e le Borse

Pubblicazione:martedì 23 agosto 2011

Ben Bernanke, Presidente della Fed (Foto Ansa) Ben Bernanke, Presidente della Fed (Foto Ansa)

A volte, invece, caccia e interessi finanziari vanno ancora di pari passo. Basti vedere l'evoluzione lampo della situazione libica. Ma come, da impasse totale a conquista di Tripoli in due giorni? Certo, visto che i jet militari britannici da venerdì scorso hanno cominciato a bombardare in maniera talmente massiccia da trasformare l'avanzata dei ribelli verso la capitale in una scampagnata.

Come mai proprio ora, dopo settimane e settimane di stallo? Chiedetelo a Hugo Chavez. No, non sono impazzito. Nel silenzio quasi generale, la scorsa settimana infatti il presidente venezuelano non ha annunciato solo la nazionalizzazione di tutte le miniere aurifere del Paese, ma anche il rimpatrio dell'oro depositato all'estero, nel Regno Unito, negli Usa e in Canada. A fronte delle 365,8 tonnellate di riserve aurifere venezuelane, 211 sono stoccate all'estero per un valore di 12,3 miliardi di dollari. Bene, Chavez ha chiesto alla Bank of England il rimpatrio immediato delle 100 tonnellate d'oro concessole in leasing, peccato che quel metallo prezioso non ci sia più e vada comprato sul mercato, a prezzi folli e con enorme scarsità di materiale fisico (in compenso quello di carta non conosce crisi). Non a caso, venerdì l'oro ha messo le ali volando oltre 1880 dollari l'oncia, con i prezzi dei futures a breve termine più alti di quelli a lungo termine, segnale chiaro di scarsità d'oro sul mercato.

Come ha risolto la situazione la Bank of England? Chiedendo aiuto alla Raf, l'aeronautica militare britannica che ha permesso ai ribelli di entrare a Tripoli dietro il patto in base al quale le circa 145 tonnellate di oro di riserva libico stipate al confine con il Sudan vadano direttamente nei caveau di Hugo Chavez per evitare che la Bank of England si sveni e che i mercati, già in modalità "da toro" verso l'oro, abbiano la conferma che le banche centrali non hanno più metallo fisico nei depositi e parta un rally sul mercato capace di far schizzare l'oro oltre i 2.000 dollari entro settembre.

Molti traders, in compenso, si sono già posizionati long e grazie ai missili di Sua Maestà faranno soldi a palate, mentre altri rischiano un bagno di sangue senza precedenti, visto il volume di short sull'oro seguito al termine del secondo ciclo di quantitative easing della Fed. È un mondo fatto così, prendere o lasciare.



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