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SCENARIO/ Romani: la sfida delle Pmi ai catastrofisti “made in Usa”

Pubblicazione:martedì 23 agosto 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Penso che Mirafiori, così come Pomigliano, siano grandi realtà industriali che vadano preservate e potenziate, nell’interesse primario della multinazionale Fiat. Non ho motivo di dubitare delle intenzioni di Marchionne, ma è ovvio che l’attenzione del governo su questa partita resta sempre alta.

 

L’Italia non avrà il nucleare: come risolvere il problema dell’alto costo dell’energia per le nostre imprese rispetto alla media europea? La Robin Hood Tax non rischia di far salire ancora di più i costi?

 

Tutt’altro, la Robin Hood Tax consentirà di alleviare la diminuzione di risorse a carico degli enti locali. Un altro discorso riguarda, ovviamente, il gap energetico del nostro Paese, che è un grande problema che ci trasciniamo da troppi anni. Per questo ho deciso di convocare, per la seconda metà di novembre, la Conferenza nazionale per l’energia. Metteremo intorno a un tavolo i principali attori dell’industria energetica italiana, così da elaborare un piano energetico nazionale che consentirà all’Italia di darsi una strategia da seguire da qui ai prossimi 20-30 anni. Si tratta di un’altra grande occasione di crescita e sviluppo economico-industriale.

 

Lei ha affrontato e sta affrontando tanti tavoli di crisi al ministero. Come si stanno risolvendo?

 

Il ministero dello Sviluppo economico è fortemente impegnato sul fronte della soluzione delle crisi aziendali. Solo negli ultimi otto mesi sono state risolte ben 30 vertenze, salvaguardando il posto di lavoro a oltre 16.000 lavoratori. Grazie all’azione del governo, alla voglia e alla capacità di reagire del tessuto imprenditoriale italiano, alla stretta collaborazione con i sindacati, siamo riusciti a garantire un futuro stabile e produttivo a tante aziende e a tante famiglie. È questo uno dei modi più efficaci che abbiamo per contrastare la crisi, restando al fianco di chi lavora e produce.

 

(Lorenzo Torrisi)



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COMMENTI
23/08/2011 - Va tutto bene 2 (Diego Perna)

. Credo che se il ministro pensa che siamo in grado di aspettare tempi che non si conoscono, per vedere cambiare le cose, ripeto, non ha occhi che vedono tutta la realtà, ma solo quel pezzetto che a lui o a pochi può far comodo vedere; se uno ha fame , gli puoi anche dire che il pane si fa con la farina l’acqua e il fuoco, ed essere anche ben disposto nei suoi confronti, ma non puoi farlo aspettare un mese o un anno perché morirebbe anche prima. Però se dobbiamo dire a tutti i costi che tutto va bene diciamolo, non saremo così catastrofisti, parola che mi ricorda la parola iettatore, pessimista per credo o natura, o porta sfiga, e così diciamo sempre e comunque che tutto va bene. Qualcuno vada a spiegare a mio cugino, che ha perso il lavoro, come farà a pagarsi da vivere e farlo con dignità. Credetemi non è un catastrofista, è solo un disoccupato. Può dirlo o è catastrofico e fa crollare il Ftsi Mib ?

 
23/08/2011 - Va tutto bene1 (Diego Perna)

E' proprio un'iniezione di ottimismo, leggere queste dichiarazioni-convinzioni del Min. Romani, anzi di più una flebo da due o tre litri. Avevo sentito parlare di autunno nero per l'occupazione, 88.000 posti di lavoro a rischio, anzi proprio persi, mi guardo intorno, certo la mia è una città del Sud, e vedo negozi chiusi e affittasi in ogni dove, imprenditori piccoli di solito, cioè sino a 15 dipendenti che potessero farlo, hanno centinaia di migliaia di euro, di mutui con lle banche, chiuderebbero al volo,però evidentemente son cose che i ministri non vedono, non vogliono vedere o sono solo effettivamente costretti a dire cose diverse da una realtà che non piacerebbe a nessuno. Sinchè dura, va bene a tutti, anche a me, ma lo stress comincia a farsi sentire. Si potrebbe dire che nella vita tante altre cose sono importanti, il lavoro non è tutto, nemmeno i soldi nè tanto meno l'economia complessiva del paese, però prima o poi qualcuno dei ns giovani dovrebbe trovare un impiego, oppure avere lo spazio e la possibilità di crearsi e inventarsi un lavoro, come lo abbiamo avuto noi un pò meno giovani, ma con ancora risorse da spendere, che però se messi fuori dai giochi, potrebbero imputridirsi.