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MEETING/ Elkann ai giovani: insieme possiamo “rifare” l’Italia

Pubblicazione:mercoledì 24 agosto 2011 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 24 agosto 2011, 15.08

John Elkann tra i padiglioni della fiera di Rimini (Foto Imagoeconomica) John Elkann tra i padiglioni della fiera di Rimini (Foto Imagoeconomica)

È un John Elkann in parte inedito quello che ieri ha voluto incontrare a porte chiuse alcuni studenti universitari che lavorano come volontari al Meeting di Rimini, dove oggi parteciperà all’incontro “Quali certezze in un mondo incerto?”.

Novanta minuti in cui il Presidente di Fiat si è voluto prestare a rispondere alle tante domande, tra cui quella di un figlio di un dipendente del Lingotto, cresciuto a “pane e Fiat”, che gli ha chiesto di raccontargli il valore che ha per lui la famiglia. «La mia famiglia - ha raccontato il discendente dell’Avvocato Agnelli - non mi ha certamente condizionato nelle mie scelte personali, anzi mi ha permesso di seguire e approfondire i miei interessi, trasmettendomi anche molti valori, come quelli del lavoro e della responsabilità. Ha poi avuto fiducia in me dandomi il compito di rappresentarla in azienda. Credo che sia importante quello che è stata capace di darmi e vorrei trasmetterlo ai miei due figli».

Ma il Presidente di Fiat ha affrontato anche i temi più caldi legati alle vicende della sua azienda: «Sicuramente Fiat farà automobili, oggi il gruppo ne produce circa 4,5 milioni, con modelli che vanno dalla 500 alla Freemont, fino alle Ferrari, e che vende in quasi tutti i mercati del mondo. Se si faranno ancora automobili in Italia questo dipenderà molto dalla capacità del sistema Paese di creare le condizioni perché questo possa essere fatto».

A chi gli chiedeva se creda in un futuro per l’Italia, Elkann ha risposto: «Noi tutti abbiamo la responsabilità di creare un futuro per l’Italia, che dipenderà da quello che vogliamo e da quello che siamo disposti a fare per il nostro Paese. Non ho assolutamente una visione pessimista. Anche se bisogna essere realisti: ci sono certe cose che l’Italia può fare bene e altre no. L’importante è che, soprattutto chi è più giovane, abbia le idee molto chiare al riguardo».

A questo proposito ha poi spiegato quale secondo lui è stato l’invito più importante che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rivolto al Paese dal Meeting di Rimini domenica scorsa: «Bisogna guardare la realtà: l’invito di Napolitano è stato quello di non mentire, di non cercare di vedere la realtà in maniera diversa da quella che è. Credo che questa sia la cosa più importante».

Coi giovani universitari Elkann ha ripercorso poi le due grandi crisi della Fiat: «La prima è quella che ci siamo creati da soli nel 2002. Il problema allora stava nelle persone che hanno avuto la responsabilità di guidarla e che evidentemente non sono state all’altezza del compito affidatogli: è stato necessario cambiarle per uscire dalle difficoltà». Discorso diverso per quel che riguarda il 2008, una crisi dovuta al contesto esterno «che ci ha fatto capire chiaramente che Fiat era troppo piccola per produrre automobili. La domanda diminuiva e la richiesta degli investimenti necessari a fare nuovi modelli faceva sì che dovessimo aumentare di dimensioni. Questo ha portato a cercare operazioni con altri costruttori, finché non abbiamo avuto l’opportunità di Chrysler».


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