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MEETING/ Elkann ai giovani: insieme possiamo “rifare” l’Italia

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John Elkann tra i padiglioni della fiera di Rimini (Foto Imagoeconomica)  John Elkann tra i padiglioni della fiera di Rimini (Foto Imagoeconomica)

È anche a partire da questa convinzione che Elkann è riuscito poi a spiegare con serenità il suo approdo definito “traumatico” ai vertici di Fiat: «Mi sono trovato da studente a essere coinvolto nelle nostre attività di famiglia. Dopo di che una serie di problemi legati a quello che era successo in Fiat ha fatto sì che le cose cominciassero ad andare male. Poi sono venuti a mancare mio nonno e mio prozio e mi sono ritrovato molto giovane a essere la persona della mia famiglia più vicina alle nostre attività. Indubbiamente ero interessato a lavorare in un’impresa, che fosse o meno di famiglia, ma poi hanno prevalso, nonostante le difficoltà, la voglia di raccogliere una sfida e un senso di responsabilità. Di fronte alle difficoltà meglio affrontarle che scappare: esse vanno vissute come ogni cosa che capita nella vita».

Un aiuto gli è certo arrivato dal fatto «di avere avuto vicino persone a cui poter chiedere in caso di bisogno: è stata una grande fortuna. Poter contare su chi ha già esperienza quando se ne ha poca è una cosa di grandissimo valore, sia dal punto di vista professionale che non. Sono riconoscente e continuo a esserlo verso molte persone».

Che ci sia un riferimento a Sergio Marchionne? Del loro rapporto Elkann ha detto: «Sono stato io a chiedergli di diventare Amministratore delegato di Fiat proprio la sera in cui è venuto a mancare mio prozio nel 2004. Da quel momento abbiamo vissuto fianco a fianco. Gli devo molto non solo per quello che ha realizzato, ma anche perché ho imparato molto da lui. In particolare, il suo atteggiamento nel guardare con fiducia al futuro qualsiasi cosa avvenga. E anche la sua capacità di resistenza e la volontà di trovare la via di uscita dai problemi. Tutto questo vedendolo all’opera».

C’è quindi chi gli ha chiesto che impressione ha avuto del Meeting di Rimini. «Indubbiamente positiva - ha risposto lui -: basta guardare i volti di chi è qui. Ho trovato interessante la mostra sui 150 anni di sussidiarietà». E perché ha accettato l’invito a partecipare? «Perché mi faceva piacere conoscere un mondo di cui ho sentito tanto parlare. Ero rimasto molto colpito dalla Piazza dei Mestieri di Torino e poi avevo partecipato alla Colletta alimentare. Inoltre, anche Sergio Marchionne mi ha parlato della bella esperienza che ha avuto l’anno scorso quando è stato vostro ospite».

Ai ragazzi non ha potuto poi che dare pareri e consigli sul passaggio dall’università al lavoro: «Quando uno entra nel mondo del lavoro deve anzitutto adattarsi all’ambiente, non può partire modificandolo». E poi: «La remunerazione non è il principale fattore motivazionale per il lavoro. Vi do un indicatore interessante: tre settimane fa sono stato in Brasile dove la criminalità sta diminuendo perché le persone preferiscono avere un lavoro sicuro, anche se guadagnano meno rispetto a un’attività illecita. Questo ci dice che la motivazione principale non è la sola remunerazione».



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