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Economia e Finanza

IL CASO/ Nucleare, ambiente, bolletta: tutte le domande che attendono risposta

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

Se guardiamo poi al resto del mondo, in particolare a Usa e Bric (Brasile, Russia, India e Cina, ovvero le nuove potenze mondiali, soprattutto l’ultima) scorgiamo certamente una maggiore attenzione ai problemi ambientali rispetto al passato e quindi anche alle energie rinnovabili, ma non troviamo la stessa enfasi e gli stessi programmi ambiziosi proposti nel vecchio continente. Il nucleare continua a svolgere un ruolo importante nel settore elettrico, anche non considerando i programmi cinesi di oltre 200 nuovi reattori al 2050 (oggi ne hanno in costruzione 25). Il gas sta vivendo un periodo particolarmente favorevole, soprattutto in Usa dove lo sfruttamento dello shale gas (il gas estratto dalle rocce porose nelle profondità della terra) ha portato un abbassamento dei prezzi e un aumentato delle riserve. Almeno sino a quando non saranno emersi con ancora più vigore i dubbi circa le tecniche di estrazione (impiego di solventi chimici iniettati nel terreno) e le loro compatibilità ambientali. Il carbone, infine, mantiene il suo forte peso ed interesse per via del basso costo di produzione dell’energia elettrica che esso può garantire. Impossibile che la Cina possa farne a meno a causa dei rischi ambientali.

Per il Giappone, infine, si è aperta una fase di riflessione che potrebbe portare a rivedere la politica di crescita del nucleare, invertendo il trend a favore delle rinnovabili. Ma il Giappone, come noi, non ha fonti energetiche domestiche, e deve garantire il funzionamento di una economia produttiva che ci sta ancora abbondantemente avanti, con costi energetici che consentano di mantenere la competitività. Sarà quindi ben più difficile abbandonare l’opzione atomica.

Per l’Italia, l’Europa, il mondo, rimangono comunque diversi punti aperti, sia nel breve che nel lungo termine. Riuscirà l’Italia a dotarsi di una strategia energetica, facendo decisamente (e finalmente?) politica in questo settore? Come faremo a rientrare nella media europea di costo dell’elettricità, senza nucleare e praticamente senza carbone (si vedano le enormi difficoltà che anche quest’ultima fonte sta avendo nel nostro Paese, nonostante i lavoratori in canottiera di Porto Tolle)? Quale peso avranno le rinnovabili? Quali vincoli virtuosi per il loro sviluppo e quali costi? Dipenderemo sempre di più dal gas? E qual è il livello accettabile di rischio di dipendenza energetica che il Paese è giusto si accolli?