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ELKANN/ 1. Bertone: quel "ribaltone" di Rimini che fa bene a Fiat e al Paese

John Elkann sul palco del Meeting di Rimini (Foto Ansa) John Elkann sul palco del Meeting di Rimini (Foto Ansa)

Forse sta qui la chiave del massiccio impegno dei vertici Fiat sul palco di Rimini, in una situazione così diversa da quella del 2010. Un anno fa gli interlocutori di Marchionne erano soprattutto i sindacati e l’opinione pubblica: il gruppo era reduce dallo scontro, durissimo, di Pomigliano ed era in vista della sfida ancor più dura di Mirafiori. Ma, sul fronte internazionale, le prospettive sembravano più chiare, se non migliori: la ripresa Usa premiava la scelta di concentrarsi sul risanamento di Chrysler; le difficoltà del mercato europeo confortavano la decisione di frenare gli investimenti in Europa e di metter ordine in Italia. Intanto, i continui record in Brasile permettevano al Lingotto di muoversi senza fretta su altri mercati, senza compromettere le (poche) risorse finanziarie a disposizione.

Oggi lo scenario è ancora più complesso. Fiat ha realizzato con successo lo split tra Auto e Industrial, ma l’effetto si è già esaurito sul fronte finanziario, mentre segnano il passo le eventuali alleanze nei camion e nel movimento terra. La Fiat, una volta assorbito il controllo di Chrysler, è una multinazionale dell’auto che non può consentirsi il lusso di essere solo “italiana”, cosa che non ha un grande appeal sul mercato dell’auto, ma dev’essere anche italiana perché non c’è spazio per un gruppo “apolide” in un mercato dove le bandiere contano. Come sa bene Marchionne che sogna di averne in futuro almeno quattro (italiana, americana, brasiliana e cinese) sulla scrivania.

Oggi, a differenza di un anno fa, soprattutto, Marchionne ed Elkann sono reduci da una durissima lezione subita sul fronte dei mercato finanziari: la Fiat, nonostante il rimbalzo di ieri, accusa un calo del 40% abbondante in un mese che ha avuto un impatto quasi analogo, in termini di cifre sul portafoglio di Exor, la cassaforte del clan Agnelli, E ancor maggiore sulle stock options di Marchionne, che ha visto bruciare le plusvalenze milionarie tanto pubblicizzate a suo tempo da quei giornali che oggi tacciono su questo particolare.