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ELKANN/ 1. Bertone: quel "ribaltone" di Rimini che fa bene a Fiat e al Paese

John Elkann sul palco del Meeting di Rimini (Foto Ansa) John Elkann sul palco del Meeting di Rimini (Foto Ansa)

Oggi, per giunta, le prospettive di mercato sono più grigie che mai. Il mondo quest’anno non assorbirà più di 72-75 milioni di vetture (la forbice dipende dall’andamento del mercato cinese da cui Fiat è in pratica assente), contro gli 85 milioni previsti ancora all’inizio di luglio. Il Lingotto deve subire il pressing dei concorrenti tedeschi, decisi a conquistare la leadership in Sud America, fortissimi in Europa e che, assieme alla Renault, hanno occupato gli spazi disponibili in Russia. L’azienda deve ancora dimostrare di disporre della necessaria abilità per sfondare in Cina, mentre si profila l’ennesimo “flop” in India.

Insomma, il bilancio presenta indiscutibili risultati attivi (l’acquisto e il risanamento di Chrysler, la buona tenuta finanziaria, i prossimi modelli in pipeline) accanto ad alcune delusioni. E al rischio di dover subire il processo delle agenzie di rating, pronte ad avventarsi sul debito ereditato da Chrysler difficile da sostenere se mancheranno i risultati. Per questo si poteva sospettare che Marchionne ed Elkann si presentassero con toni più dimessi e possibilisti in quel di Rimini, se non proprio con il cappello in mano. Ma così non è stato.

Ed è una buona notizia per chi crede che Fiat, al di là della congiuntura, rappresenti ancor oggi uno degli anelli di congiunzione più solidi con l’economia globale di questo Paese. Una realtà che può non piacere, ma che è suicida ignorare.

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