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Economia e Finanza

ELKANN/ 2. Cingolani: dopo i diktat, la nuova "scommessa"

John Elkann e Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)John Elkann e Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

Un dubbio legittimo, anche perché non si capisce che fine abbia fatto, in concreto, il famoso piano Fabbrica Italia. Mentre appare chiaro che Marchionne ha sbagliato a calcolare l’andamento del ciclo economico: ha rinviato il lancio dei nuovi modelli perché pensava che dal prossimo autunno il mercato si sarebbe consolidato, invece c’è il rischio di una ricaduta proprio nei prossimi mesi. Dunque, ancora un rinvio. Alle calende greche?

L’impegno a restare nell’industria, ribadito da John Elkann, manca di un corollario: quanto è disposta a investire la proprietà, quindi la famiglia, nell’automobile? Finora l’acquisizione della Chrysler è avvenuta a costo zero per gli eredi Agnelli, grazie a una serie di fortunate circostanze, all’abilità di Marchionne, al favore di Obama e al fatto che i sindacati erano con le spalle al muro. In futuro? L’amministratore delegato ha messo da parte un tesoretto nel bilancio Fiat, un cuscinetto liquido per affrontare i tempi neri (dunque in questo è stato previdente). Ma come verrà finanziata la nuova gamma promessa urbi et orbi?

I soldi ci sono, ribadiscono al Lingotto. Molto si regge su un atto di fiducia nella magia del top manager. Una fiducia che la Borsa sta cominciando a ritirare. Anche se Elkann ha detto che ciò non lo preoccupa più di tanto, il valore del titolo si è dimezzato rispetto ai mesi delle belle promesse.

Intanto, le cose si fanno difficili sul piano squisitamente industriale. L’operazione 500 negli Usa stenta a decollare. In Europa e in Italia si sono perse quote di mercato. La partnership indiana con Tata non ha funzionato e viene rivista. In Cina “dovrebbe” diventare operativa la joint venture con Guangzhou per 140.000 vetture l’anno, mentre in Russia Marchionne “spera” che il governo accetti al più presto la sua proposta per 200.000 veicoli l’anno. Insomma, proprio sui mercati che ieri Elkann citava come strategici, la Fiat non c’è ancora.

La politica degli annunci, il partiam partiamo, non regge. Marchionne è pragmatico e ha adattato già più volte la sua strategia. Si pensi all’operazione Chrysler: assunto il controllo maggioritario, che accadrà? Chissà, tutto dipende dalla volubilità del mercato. Bene, ma allora meglio dire le cose come stanno, non nascondere la verità. Non era questo, del resto, il messaggio di Giorgio Napolitano che Elkann e Marchionne hanno tanto apprezzato?

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COMMENTI
25/08/2011 - nuove prospettive (francesco taddei)

Bisognerà che gli italiani, di destra, centro e sinistra, incomincino a sentirsi tutti italiani e da questo partire per il raggiungimento del bene comune (comunità). come fanno beatamente i francesi, tedeschi e inglesi. quando ciò avverrà i nostri politici (che sono il riflesso della società, non il contrario!) forse saranno migliori. l'europa e i cittadini del mondo sono concetti troppo astratti per suggerire una prospettiva chiara. A Terni quegli europei dei tedeschi hanno smantellato mezza fabbrica e l'hanno portata in germania!