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GEOFINANZA/ Dalla Germania un messaggio in codice contro l’Italia

Pubblicazione:giovedì 25 agosto 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 25 agosto 2011, 10.24

Angela Merkel (Foto Ansa) Angela Merkel (Foto Ansa)

Insomma, un atteggiamento pericoloso, ancorché da leggersi tra le righe e da decodificare come messaggio in codice. Le parole di frau von der Leyen, infatti, potrebbero sottendere il rischio di una tempesta perfetta settembrina per il nostro Paese, quando il ritorno a volumi di normalità sul mercato obbligazionario testerà il livello di resistenza degli acquisti obbligazionari di Btp e Bonos da parte della Bce, già giunta a quota 110 miliardi di operatività sul mercato secondario e con ancora circa 40 miliardi di campo d’azione. Entro fine settembre, l’Italia dovrà emettere o fare roll over su 68 miliardi di euro di debito e attorno al 20 del mese potrebbe giungere il downgrade di Moody’s, quindi i rischi potenziali di sommovimenti sullo spread e sui rendimenti ci sono davvero tutti, nonostante ancora ieri il differenziale tra Btp e Bund decennali fosse a quota 288.

Dopo il silenzio sul presunto vertice parigino e le esternazioni pomeridiane, viene da chiedersi a quale gioco stia giocando la Germania. Anche perché, signori miei, questa crisi è figlia legittima del modello tedesco, ovvero delle banche utilizzate come hedge funds strapiene di immondizia obbligazionaria e della politica monetaria e dei tassi da galera attuata negli anni dalla Bce per favorire l’export e quindi il surplus commerciale tedesco. A dimostrare che i nostri amici tedeschi non sono poi dei fenomeni, ma solo dei privilegiati grazie alla golden share della Bundesbank in seno alla Bce, lo dimostrano le cifre. Nel mese di agosto, infatti, l’indice Ifo che misura le aspettative degli operatori economici sull’economia tedesca è sceso a 108,7 punti, sotto il consensus degli economisti posto a 110,9 punti. Si deteriorano sia i giudizi sulla situazione economica attuale, sia le aspettative sul futuro andamento del ciclo.

In retromarcia tutti i settori economici: indice settore manifatturiero da +23,3 a +15,7; costruzioni da -0,7 a -6,4; commercio all’ingrosso da +18 a +7,1; commercio al dettaglio da +10,5 a +1,6; servizi da +25,3 a +19,7. Ancor più preoccupante l’andamento delle aspettative sul futuro del ciclo economico scese al livello di 100,1 punti dai 105,1 del mese di giugno, mai così in basso dal dicembre 2009: si tratta del sesto mese consecutivo di deterioramento delle aspettative. I giudizi degli operatori sembrano dunque anticipare una frenata congiunturale del Pil anche nel terzo trimestre, dopo il già deludente +0,1% del secondo trimestre, nel primo trimestre la crescita era stata invece pari a +1,3%.

Ma non basta. L’indice Zew, che misura la fiducia degli operatori nell’economia tedesca, è caduto in agosto di 22,5 punti assestandosi a -37,6 punti rispetto ai -15,1 punti di luglio, al minimo da due anni. Cosa diavolo vogliono, quindi i tedeschi? E i finlandesi, i quali se questo Paese avesse una classe politica degna di questo nome, ci verrebbero dati come resto dal tabaccaio con tutta la loro economia? E la Francia, cosa vuole la Francia, la quale ha scatenato una guerra in nome e per conto della Total, cacciata a calci da Gheddafi quando salì al potere e ora assetata di vendetta contro il rais e l’Eni? L’Italia, insieme agli Usa, è l’unico Paese in area Ocse ad aver conosciuto un miglioramento delle condizioni economiche mentre Germania e Francia sono sprofondate: un po’ di orgoglio non guasterebbe, un premier capace di sbattere i pugni sul tavolo nemmeno.


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