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GEOFINANZA/ Dalla Germania un messaggio in codice contro l’Italia

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Angela Merkel (Foto Ansa)  Angela Merkel (Foto Ansa)

La Bce minaccia di non comprare più le nostre obbligazioni su pressione della Bundesbank? Perfetto, Berlusconi si accordi con Russia e Cina - siamo in guerra, se non ve ne foste accorti - e vedrete che alle aste non serviranno i nostri soldi (perché tali sono) versati a Francoforte per evitare di pagare rendimenti o di vedere le emissioni andare a vuoto. La Grecia? Berlusconi chieda immediatamente il blocco della seconda tranche di aiuti, si dia vita a un default controllato - di fatto, già in atto - e le banche tedesche, francesi e belghe paghino il loro conto alla crisi, visto che sono sempre pronte a darci lezioni di moralità, responsabilità, e liberismo: avete fatto man bassa di obbligazioni che ora valgono zero? Bene, ve le tenete, ci pagate sopra il taglio dei rendimenti e, soprattutto, le svalutate nei vostri bilanci, visto che a oggi vengono ancora detenute e contabilizzate al valore facciale dell’atto del loro acquisto, facendo sembrare gli stati patrimoniali di quegli istituti delle specie di monumenti alla solidità.

Secondo voi, fatto questa operazione trasparenza, quante banche tedesche e francesi passerebbero i già farseschi stress tests dell’Ue? Alla faccia del numero uno di Deutsche Bank che ieri si definiva “felice” di aver scaricato 8 miliardi di esposizione al debito italiano. Bene, ora ti scarichiamo noi i tagli obbligazionari e ti mandiamo a scaricare cassette ai mercati generali. Coraggio Italia, alza la testa e la voce, subito. Anche perché, paradossalmente, la stessa Germania potrebbe venirci incontro, visto che il 7 settembre prossimo la Corte costituzionale si pronuncerà sulla liceità del salvataggio greco: una bocciatura, manderebbe a casa la Merkel e a catafascio tutto l’impianto di salvataggio Ue, Efsf compreso. A quel punto, sarà tutti contro tutti e una bella ristrutturazione del debito ellenico farebbe pagare a francesi, tedeschi e belgi il conto che fino ad oggi hanno diviso “alla romana” anche con chi non si è comportato da irresponsabile.

Attenzione, inoltre, visto che una nuova emergenza europea sta facendo capolino. Ovvero, Cipro. La quale, dopo il downgrade del rating, lunedì ha fatto ufficialmente il suo ingresso nel “club del 7 per cento”, ovvero il rendimento che ha dovuto pagare all’asta obbligazionaria per piazzare 23 milioni di debito, contro il 6,252% dell’asta di giugno e con una ratio domanda/offerta di 1 a 1, cioè il minimo necessario per completare il collocamento. Un tasso, quello pagato da Nicosia, che in passato ha significato salvataggio per Grecia, Irlanda e Portogallo e che sconta anche un’aggravante, sottolineata ieri da Chris Pryce di Fitch: ovvero, il fatto che il sistema bancario cipriota equivale a nove volte il Pil del paese, cioè 157 miliardi. Lo Stato è piccolo, ma le sue banche rischiano di essere “too big to bailout”, troppo esposte alla leva per essere salvate.

Peccato che quegli istituti non possono essere lasciati fallire, visto che storicamente sono il passaggio segreto dei capitali russi verso il mercato dell’eurozona e Mosca non accetterebbe perdite. A quel punto, sarà impasse. E dovremo scegliere da che parte stare. Come Paese, ma, soprattutto, come economia. Altro che eurobond: secondo voi, alla luce delle cifre che vi ho snocciolato, quale agenzia di rating o investitore accetterebbe un giudizio AAA per obbligazioni emesse da un continente in pieno caos e guidata da due Stati in piena recessione? Siamo seri, vogliamo continuare ad accettare i diktat di Fracia e Germania? O, peggio ancora, farci dettare le regole dalla Finlandia?



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