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FINANZA/ L'accordo Gran Bretagna-Svizzera manda in soffitta il paradiso fiscale

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Dall’altro lato deve però difendere il valore aggiunto del sistema bancario svizzero, cioè la famosa privacy, la protezione dell’anonimato finanziario, in condizione di legalità, riguardo i capitali di imprenditori italiani, sceicchi arabi o gerarchi russi che siano. I diversi governi hanno trovato questo accordo perché esistevano delle condizioni reciproche: la Svizzera ha ceduto sulla fiscalità, impegnandosi a far pagare ai cittadini britannici e tedeschi che hanno capitali in Svizzera le stesse tasse che pagavano in patria, e quindi Germania e Gran Bretagna hanno soddisfatto i loro obiettivi, cioè recuperare tasse e dire ai cittadini che anche chi porta i capitali in Svizzera paga le loro stesse tasse. Ora i cittadini tedeschi o britannici non portano più i soldi in un paradiso fiscale, ma in un luogo dove si ritiene che siano sicuri, e dove a distanza di anni e in qualsiasi momento questi soldi siano sempre a disposizione».

Concludiamo infine parlando dell'Italia che, ricorda Quaglio, «aveva da poco fatto un’operazione in merito che aveva una logica precisa:  far rientrare i capitali nel Paese, attraverso il pagamento di una aliquota minima (5%).  La logica non è stata quindi quella di recuperare il debito fiscale, ma di far tornare capitali italiani nel Paese perché credo che Tremonti li ritenesse utili per due cose: sostenere il debito pubblico italiano; invogliare gli imprenditori e gli uomini d’affari che hanno usufruito dello "scudo fiscale", a investire nelle loro o in altre aziende italiane, favorendo così la cosiddetta “ricerca della crescita”. Questa è stata la logica dello scudo dell’anno scorso, mentre Gran Bretagna e Germania quest’anno ne hanno seguito una diversa: ai due governi non interessava il rientro dei capitali, ma solo il rientro delle tasse, sia per ragioni finanziarie che politico-sociali».

 

(Claudio Perlini)



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