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Economia e Finanza

FINANZA/ L'accordo Gran Bretagna-Svizzera manda in soffitta il paradiso fiscale

Insieme a ANTONIO QUAGLIO commentiamo il nuovo accordo tra Gran Bretagna e Svizzera per regolarizzare i capitali britannici esportati nelle banche della confederazione elvetica

Foto AnsaFoto Ansa

Gran Bretagna e Svizzera hanno siglato un accordo per regolarizzare i capitali britannici esportati nelle banche della confederazione elvetica che segue di circa due settimane quello firmato tra Berna e la Germania. I due paesi si sono accordati per un’aliquota fiscale per la regolarizzazione delle posizioni passate che ammonta a un massimale pari al 34% e l’effettivo onere fiscale a carico della maggior parte dei clienti si aggirerà intorno al 20% e il 25% del patrimonio complessivo. Inoltre l’accordo permette alla piazza finanziaria svizzera di procedere in futuro all'acquisizione e alla gestione di patrimoni dichiarati.

IlSussidiario.net ha commentato la notizia insieme ad Antonio Quaglio, caporedattore responsabile di Plus24, settimanale di finanza e risparmio de IlSole24Ore: «Il fatto che questi accordi siano maturati insieme in queste settimane di tensione sui mercati finanziari, in particolare intorno all’euro, è una coincidenza interessante. Si tratta sicuramente di un importante episodio di cronaca finanziaria che riguarda tre Paesi del Vecchio Continente: la Germania è il Paese guida dell’Eurozona, la locomotiva dell’Unione economica e monetaria; la Gran Bretagna è fuori dall’euro, ma è in ogni caso il Paese che ospita la principale piazza finanziaria d’Europa; la Svizzera non fa parte né dell’Unione europea, né dell’euro, ma è comunque  al centro dell’Europa e deve fare i conti, anche solo per confini diretti, con l’euro e con l’Europa. Quindi questi accordi maturano nel cuore del Continente, tra tre Paesi diversi tra loro e che mettono assieme tutti i modi di essere Europa in questo momento dal punto di vista economico, finanziario e valutario».

Analizziamo quindi insieme a Quaglio le caratteristiche di questi accordi: «Da un lato Germania e Gran Bretagna avevano un’esigenza politico-economica, cioè recuperare il gettito fiscale, per ragioni di bilancio e per ragioni politico-legali. Le ragioni di finanza pubblica sono più evidenti in Gran Bretagna: Cameron si aspetta 5 miliardi di sterline di gettito, e in questo momento il bilancio pubblico del suo Paese è molto in difficoltà, proprio perché in passato ha dovuto salvare le grandi banche che stavano per fallire usando molti soldi pubblici dei contribuenti. Si sta discutendo ora dell'ipotesi che gli ultimi incidenti avvenuti a Londra e in altre città della Gran Bretagna siano legati in realtà ai tagli del welfare che ha imposto Cameron. Quindi, il governo inglese e quello tedesco sentono la necessità di recuperare il gettito fiscale, perché anche il bilancio di Berlino, seppur in maniera meno drammatica di quello britannico, è stato appesantito all’indomani del fallimento di Lehman Brothers».

Continuiamo a commentare la notizia parlando del suo aspetto “politico-legale-istituzionale”: «Nel momento in cui entrambi i governi, soprattutto quello britannico, stanno imponendo sacrifici ai loro cittadini, è importante dire loro che tutti sono obbligati a farli, anche quelli più ricchi che hanno esportato capitali all’estero. Questo è il punto di partenza dei due governi sia per premere che per negoziare con la Svizzera, la quale non è un’isola caraibica, ma un Paese di molti milioni di persone al centro dell’Europa, e non può isolarsi in una logica di piazza offshore.