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Economia e Finanza

MANOVRA/ 2. Forte: così la Cgil vuol regalare l’Italia all’asse franco-tedesco

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A ciò si aggiunge una lotta all’evasione fiscale basata sul contrasto al sommerso e all’evasione nell’emerso che andrebbe perseguita mediante norme di tracciabilità, maggiori controlli, maggior ricorso a indici di tenore di vita, sanzioni più severe, coinvolgimento degli enti locali e coinvolgimento di soggetti collettivi e rappresentanze dei consumatori, dunque in un’ottica classista. Ciò dovrebbe ridurre l’evasione fiscale del 10-20%. Il gettito, però, non viene quantificato. L’imposta sulle rendite finanziarie e il contributo straordinario di solidarietà introdotto dal governo vengono invece mantenuti, anzi il secondo viene esteso a tutti i redditi e non solo a quelli Irpef. Anche il bollo sui tioli viene approvato, con suggerimento di rincari.

Dovrebbero essere eliminati i tagli alle spese sociali e assistenziali, perché considerati non solo in accettabili in sé, ma anche strumentali a un attacco all’attuale modello sociale, che va invece per la Cgil difeso, nella sua estensione e nella sua concezione universalistica e nelle sue regole sul pensionamento differenziato fra uomini e donne e per i limiti di pensionamento. Circa i tagli alla politica, ciò che non viene accatta è la riduzione dei Comuni e delle Province come metodo per ridurre la rappresentanza politica. Invece, si vuole ridurre il numero dei parlamentari.

Evidentemente la lotta politica con gli strumenti democratici viene ritenuta più efficace per i lavoratori a livello locale che a livello nazionale, come nella concezione originaria di fine Ottocento e della prima parte del Novecento, in cui la tesi prevalente circa la democrazia parlamentare, nella sinistra marxista era che in essa emergessero gli interessi della borghesia. Anche ora la sinistra tipo Cgil sente di avere una posizione minoritaria a livello nazionale e concentra la sua battaglia nelle istituzioni locali. Così si propone il taglio lineare di tutti gli emolumenti e vitalizi dei politici e degli amministratori pubblici, una maggiore riduzione delle auto blu e la riduzione delle società degli enti locali che non producono servizi e del numero dei loro amministratori. Invece, c’è una ferma opposizione alle privatizzazioni delle società degli enti locali che producono servizi. La distinzione fra enti e società produttive di servizi e improduttive sembra resuscitare la nozione marxista di lavoro produttivo e improduttivo, ma non viene chiarita.