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MANOVRA/ 2. Forte: così la Cgil vuol regalare l’Italia all’asse franco-tedesco

Pubblicazione:lunedì 29 agosto 2011

Foto Ansa Foto Ansa

La contromanovra della Cgil ha un respiro molto più ampio di quella del Pd proposta da Bersani, che è un collage di soluzioni eterogenee, tipiche di un movimento politico alla ricerca della sua identità, con ammiccamenti strumentali alla ricerca di nuove alleanze. Quella della Cgil è l’unica a sinistra, in Italia, che sviluppi una concezione coerentemente vetero-socialdemocratica, di natura economico sociale alternativa alla politica economica europea e alla linea, per la verità non del tutto coerente, dell’attuale coalizione di governo.

A livello europeo la Cgil invoca una politica di europeizzazione del debito eccedente il 60% del Pil degli stati membri mediante gli eurobond e l’adozione di regole unitarie riguardanti i livelli dei salari in rapporto alla produttività nazionale, in modo da impedire il dumping sociale. La solidarietà europea dovrebbe consentire di arrivare al pareggio del bilancio nel 2015, anziché nel 2013.

Per quanto queste tesi basate sulla solidarietà europea possano affascinare una sinistra alla ricerca di un’azione comune europea, sulla base della solidarietà internazionale della classe lavoratrice, è abbastanza evidente che non è questo il quadro in cui ci possiamo attualmente muovere. Il modello di Unione europea che è stato scelto, firmando le regole di Maastricht e quelle dell’Unione monetaria europea, è diverso. E l’ingresso nell’Unione monetaria europea fu deciso dal governo Prodi, che la Cgil allora sosteneva.

In ogni caso, nell’ipotesi che si adottasse davvero lo schema auspicato dalla Cgil, l’Italia perderebbe interamente la sua autonomia, perché la gestione finanziaria comune passerebbe agli stati considerati finanziariamente forti, cioè all’asse franco-tedesco sorretto da Austria, Finlandia, Olanda. Mi sembra un contratto di Faust con Mefistofele. Non credo che gioverebbe alla nostra classe lavoratrice.

La manovra di finanza pubblica che la Cgil propone in alternativa a quella del governo è coerentemente articolata sugli inasprimenti fiscali in luogo del contenimento delle spese, salvo che per i costi della politica, intesi con una visione neomarxista. Gli inasprimenti fiscali, coerentemente con questa concezione, sono anch’essi concepiti in un’ottica di classe. Il nucleo fondamentale della proposta consiste di un’imposta straordinaria sui grandi immobili, la cui soglia supera gli 800 milioni di euro, con un’aliquota dell’1% che genererebbe un gettito di 12 miliardi nel 2012, su un aumento dell’imposta di successione che, non si sa come, darebbe un nuovo gettito di 2 miliardi annui e su un’imposta ordinaria sulle grandi ricchezze fra lo 0,55% e l’1,8% sui patrimoni che eccedono gli 800.000 euro che dal 2013 darebbe circa 15 miliardi.


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