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MANOVRA/ 1. Tre domande senza risposta che non piacciono ai mercati

Pubblicazione:

Giulio Tremonti e Roberto Calderoli  Giulio Tremonti e Roberto Calderoli

Con ciò non si vuole “bocciare” la manovra, ma chiedere ai “manovratori” (non è più chiaro chi e dove siano) di illustrare l’”anima” della strategia in modo che tutti ne condivano il senso. Nelle condizioni in cui siamo, senza un vero sforzo comune, non si va da nessuna parte. Ad una prima lettura dei comunicati “di” e “da” Arcore, si comprendono gli aspetti seguenti:

- L’intero capitolo sull’assetto istituzionale, e quindi, sui costi della politica è rimandato ad una o più norme costituzionali. E’ corretto che si utilizzino leggi costituzionali per modificare aspetti istituzionali dello Stato. Se ci fosse un accordo bi-partisan ed una grande coalizione ciò potrebbe essere fatto anche in nove mesi. Tuttavia, un riassetto di tale portata richiede un accordo preliminare molto preciso sulla legge elettorale. E’ fattibile? O si tratta di un rinvio alle calende greche?

- Le misure dal lato della spesa hanno adesso la loro architrave, oltre che sui “tagli” di bilancio a questo o a quello, in una revisione della normativa delle pensioni d’anzianità su cui non si può non essere d’accordo (anche perché chi scrive la ha proposta in due libri pubblicati in Italia ed in quattro pubblicati negli Usa, nel Regno Unito, in Francia ed in Germania). Così come congegnata, però, ha effetti una tantum (su le classi di età che pensavano di andare in pensione nell’immediato) destinati ad affievolirsi nel futuro. Sarebbe stata necessaria invece una misura strutturale (abolire le pensioni di anzianità, fatte salve alcune categorie di “lavoratori precoci”) e ritardare gradualmente l’età “normale” della pensione da 65 a 70 anni (con penalizzazioni per chi va a riposo presto). Data l’emergenza sarebbe stato necessario abolire per decreto legge le “contabilità speciali” fuori bilancio (324 al solo Ministero dei Beni Culturali, come fece il Governo Amato; sono a metà tra una mina vagante ed una bomba ad orologeria per i conti pubblici ed una delle determinanti della sfiducia dell’estero sui numeri (tutt’altro che in chiaro) dell’Italia.

-Dal lato delle entrate, si punta molto alla lotta all’evasione ed all’elusione (società di comodo, ecc). Senza dubbio giudizioso coinvolgere i Comuni negli accertamenti (sempre che non si torni alla vetusta “imposta di famiglia”). Cosa fa pensare, però, che il contesto sia cambiato e che oggi si possa fare quanto tentato varie volte (con magri esiti) ieri e l’altro ieri?



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COMMENTI
31/08/2011 - Brioches (Vittorio Cionini)

Caro Signor Cesarini, evocando lo "stato di diritto" Lei mi fa tornere alla mente la famosa nobildonna francese che al popolo in rivolta per la mancanza di pane suggeriva di mangiare le brioches. Lei si illude ancora che nella situazione tragica in cui ci siamo infilati (tutti nel mondo!) ci si possa ancora permettere il lusso di parlare di "diritti"? Si Signor Cesarini i "diritti" sono un lusso che una società deve conquistare e mantenere con fatica, sudore e serietà giorno per giorno per generazioni educando i figli al sacrificio e alla lotta dura. Purtroppo quando si è costruito sul nulla (o peggio ancora sull'illecito) e ci si è abituati ad avere tutto "premendo un bottone" la ricerca di soluzioni "congiunturali" porta solo al ridicolo balletto di inutili dichiarazioni a vanvera cui assistiamo quotidianamente sui mezzi di informazione. In medicina si chiama "marasma" e precede di poco il decesso. Auguri a tutti

 
31/08/2011 - le nostre più illustri menti (Fabrizio Terruzzi)

Cesarini ha perfettamente ragione. Le regole (per andare in pensione) si cambiano per tutti ma non certo solo per quelli che a suo tempo hanno riscattato laurea e servizio militare in base ad una legge dello stato. In uno stato di diritto pacta sunt servanda e sinceramente spaventa come questo principio elementare di uno stato democratico sia calpestato all'occorrenza sia a destra che a sinistra (vedi la proposta di ritassare i capitali scudati). Spaventa forse ancora di più constatare come le nostre più illustri menti politiche, giuridiche e civili non abbiano avuto niente, ma proprio niente, da eccepire in proposito.

 
31/08/2011 - pensioni di anzianità (Giuliano Cesarini)

E' possibile che con la speranza di vita che si allunga, lavorare per "soli" 40 anni sia ormai non più sostenibile. Tuttavia, il riscatto degli anni di università non è gratuto ma a pagamento. Al momento in cui ho effettuato il riscatto ho scelto in base a due alternative che avevo di fronte: a)pagare una certa seomma per avere il diritto di andare in pensione 4 anni prima; b)non pagare nulla ed andare in pensione senza l'anticipo dei 4 anni. La manovra ha cambiato ex post gli elementi in base ai quali ho fatto la scelta pagando le somme dovute. Se sono cambiate le regole e lo scenario in base al quale lo stato mi ha consentito una scelta, occorrre che lo stato mi permetta di riformulare la scelta operata ed in caso di revoca dell'opzione, mi restituisca le somme versate maggiorate degli interessi legali. Credo che questo si chiami "stato di diritto". E anche sul servizio militare ho da ridire. Ho fatto l'ufficiale nel corpo della Guardia di Finanza e, quindi, ho lavorato per lo stato per 15 mesi senza versamento di contributi. Per quale motivo quel periodo non può più essere considerato "lavoro"? Giuliano Cesarini