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QUALCOSA DI SINISTRA/ Il patto “impossibile” tra Governo e parti sociali

Pubblicazione:giovedì 4 agosto 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Ha fatto scalpore, ma lo scalpore è evaporato in un battere d’occhio. È praticamente caduto nel vuoto il “Patto per la crescita”, promosso a fine luglio da un’impressionante sfilza di sigle, mai prima d’ora tutte insieme compatte: Abi, Alleanza Cooperative Italiane (Confcooperative, Lega Cooperative, Agci), Cgil, Cia, Cisl, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confindustria, Reteimprese Italia (Confcommercio, Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confesercenti) e Ugl.

Un’iniziativa senza precedenti, ma più dimostrativa che sostanzialista. Riepiloghiamo un attimo il “cuore” dell’appello rivolto da tutte le “parti sociali” al governo, perché i principi invocati sono indiscutibili: “Per evitare che la situazione italiana divenga insostenibile occorre ricreare immediatamente nel nostro Paese condizioni per ripristinare la normalità sui mercati finanziari con un immediato recupero di credibilità nei confronti degli investitori. A tal fine si rende necessario un Patto per la crescita che coinvolga tutte le parti sociali; serve una grande assunzione di responsabilità da parte di tutti e una discontinuità, capace di realizzare un progetto di crescita del Paese in grado di assicurare la sostenibilità del debito e la creazione di nuova occupazione’’.

Come non essere d’accordo? Già, però un appello così ecumenico da risultare un po’ “doroteo”, come l’ha definito il segretario generale della Uil Luigi Angeletti, per il quale “se facciamo solo teatrino rischiamo di farci un autogol”.

Sante parole. Perché in un Paese dove lo scollamento tra cittadini e Palazzo è ai massimi storici e le formazioni politiche sono tutte in grave crisi di visione e di leadership, il problema non è evidentemente costruire appelli mediaticamente efficaci, ma proporre soluzioni concrete e condivise, in qualche modo assumendo su di sé, fuori dalla politica, le funzioni che ormai la politica dimostra di non saper più svolgere, presa com’è - parole di Giuliano Cazzola, ex segretario Cgil ed oggi senatore del Pdl col vizio sacrosanto dell’apostasia - dai suoi guai giudiziari bipartisan, “in attesa con rassegnazione e passività, dell’offensiva finale dei pm, con il medesimo atteggiamento di chi (sono parole di Winston Churchill) nutre il coccodrillo nella speranza di essere mangiato per ultimo”.


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COMMENTI
05/08/2011 - Concordo (Mariano Belli)

concordo su quanto espresso nel post di Vittorio Cionini, e aggiungo che uno degli eventi inevitabili sarà secondo me il default sul debito : prima avverrà, prima questo paese potrà risorgere (se si darà regole nuove e un'etica, anche del lavoro, che oggi sembra scomparsa)

 
05/08/2011 - Il vero problema insolubile (Vittorio Cionini)

Per colpa di tutti e quindi di nessuno in Italia si è creata una situazione per cui non è possibile creare nè mantenere in vita un posto di lavoro (dall'operaio al direttore generale) che, rispettando tutte le leggi e gli oneri, sia redditizio. Cioè consenta di produrre beni o servizi vendibili ad un costo inferiore al prezzo accettato dal mercato. E' inutile girarci intorno: è una regola generale. Le eccezioni confermano la regola e sono comunque limitate a settori di nicchia che non possono dar da mangiare a più di 60 milioni di persone ogni giorno più vecchie, indebitate, pensionate e ignoranti. Aspettarsi una soluzione al problema da parte di un coacervo di persone che hanno creato e gonfiato questa situazione è semplice stupidità. La storia insegna che si esce da questi intrecci inestricabili di interessi e veti incrociati solo con eventi dirompenti e drammatici (fame, rivolte, lacrime e sangue). Ho letto in questi giorni che i dirigenti delle PMI hanno conquistato qualche giorno di ferie in più nei loro contratti di lavoro. Bene avanti così che siamo sulla strada giusta. Vittorio Cionini