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FINANZA/ Bertone: l’ultimo Sos dell’Italia sotto assedio

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Ora, a leggere il bollettino quotidiano delle perdite della borsa di Milano, si è entrati in una nuova fase: l’attacco all’industria che esporta. Cioè l’ultimo baluardo del made in Italy che, nei primi cinque mesi dell’anno, ha compiuto il miracolo di stare al passo, per volumi di crescita, dell’economia tedesca che pure dispone di vantaggi competitivi (non ultimo il costo del danaro) sempre più marcati. Ebbene, nel corso dell’ultima settimana, l’uscita dei dati trimestrali (in genere buoni, talora sopra il consensus, talaltra poco sotto) è stata accompagnata da massicce vendite in Borsa, con cali a due cifre.

È il caso della Fiat, ma anche di Brembo, Diasorin, Tenaris e della stessa Prysmian. Si è sottratto a questo destino, in un primo momento, la Pirelli. Ma ieri la mannaia delle vendite è caduta anche sull’azienda della Bicocca, al pari di Saipem. Insomma, una mattanza che non trova spiegazione nei numeri. E allora?

Le spiegazioni possibili sono tre: 1) la più classica è che, nei momenti d’emergenza, la moneta cattiva scaccia quella buona. Pur di salvare il salvabile, insomma, vendo l’argenteria a qualsiasi prezzo; 2) il mondo sta rivedendo bruscamente al ribasso le stime di crescita, con il risultato che le aziende più votate all’export vengono brutalmente ridimensionate. Come capita alle nostre multinazionali, tascabili e non, ma anche a gruppi come Basf, Merck o Peugeot, colpiti da vendite altrettanto massicce; 3) c’è una diffusa sfiducia sulla possibilità del made in Italy di tenere il passo dei mercati. Soprattutto perché l’euro, da fortezza che ci ha difeso contro l’inflazione garantendoci tassi bassi, ideali per investire, si trasforma in una camicia di forza che ci impedisce l’unica mossa di politica economica che l’Italia post bellica ha applicato con coerenza: la svalutazione.


COMMENTI
05/08/2011 - ..... (Mariano Belli)

"nel futuro si dovrà lavorare di più e consumare di meno" si, per mantenere tutti coloro che sono andati in pensione a 50 col sistema retributivo.....i prossimi ci andranno a 70 con metà della pensione....se questo stato non si mette in mente di eliminare queste macroscopiche sperequazioni, non durerà ancora molto......