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Economia e Finanza

BORSE/ Ecco perché i mercati stanno affondando tra le vendite

Per comprendere gli sviluppi sui mercati dell’ultima settimana occorre partire dall’Estremo Oriente, dove, spiega GIUSEPPE PENNISI, sono avvenuti fatti importanti a livello globale

Foto AnsaFoto Ansa

Per comprendere gli sviluppi sui mercati dell’ultima settimana occorre prendere l’avvio dall’Estremo Oriente non solamente perché, per ragioni di fuso orario, le Borse di Tokio, Hong Kong, Pechino e Shangai sono le prime ad aprire (e a chiudere) - e danno il tono ai mercati -, ma perché è dall’Asia che è venuta la tempesta ribassista.

In primo luogo, già il 3 agosto la maggiore agenzia di rating asiatica, la Dagong Global Credit Rating, aveva abbassato la classificazione del grado di affidabilità dei titoli del tesoro Usa (e anche di quelli del tesoro italiano). La stampa del nostro Paese pare non essersene accorta - in Europa hanno la dato la notizia i due maggiori quotidiani economici della Gran Bretagna e della Germania - a ragione del nostro provincialismo intento più a seguire il gossip di quartiere che i giudizi dei “nuovi grandi” della comunità internazionale.

In effetti, il passo preso dalla Dagong Global Credit Rating era quasi un “atto dovuto” in seguito alle misure discusse all’ultima riunione ministeriale dell’Asean (Associazione degli Stati del Sud Asiatico) tenuta a Bali dal 16 al 23 luglio (anch’essa in gran misura ignorata dai media, e dai politici, italiani). A Bali - nonostante le frizioni tra alcuni Stati dell’Associazione, specialmente rivendicazioni su a chi appartiene questa o quell’isola - si è deciso di rinviare “sine die” lo schema di un’unione monetaria asiatica (dato che si è data in fin di vita “l’avventura europea”) e di cercare di non rimetterci troppo ove gli Usa non fossero stati in grado di risolvere i loro nodi interni (tra Casa Bianca e Congresso) e l’Europa di mettere mano ai nodi strutturali di cui la crisi del debito sovrano è la punta dell’iceberg.

Come avviene in Asia - chi scrive ha lavorato a lungo in quella parte del mondo -, alle parole seguono i fatti: vendere, vendere, vendere. Da parte non solo dei Tesori, ma dei Fondi sovrani che negli ultimi due anni hanno riempito i propri portafogli di azioni e obbligazioni di imprese manifatturiere americane ed europee. Vendere, vendere, vendere, perché l’accordo Casa Bianca- Capitol Hill viene considerato fragile come un fuscello e l’Eurozona viene vista in continuo starnazzo. Vendere, vendere, vendere non per tenersi liquidità, ma per non rimetterci e, se del caso, investire altrove: da Hong Kong, Pechino e anche Tokio, l’Africa e l’America Latina vengono viste come continenti pieni di risorse e di speranze per il futuro.

Due economisti americani - Richard Burdekin e Pierre Siklos - hanno pubblicato un mese fa un saggio (HKIMR Working Paper n. 23/2011) - premonitore; chi si mangia le mani per avere perso troppo sui mercati in questi giorni dovrebbe rotolarsi per terra per non averlo letto.