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FINANZA/ Le Borse in calo e quella lezione del 1937

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C’era poi la questione dei “derivati”, prodotti di una fervida architettura finanziaria e bancaria che si è rivelata disastrosa. Come siamo messi, a livello planetario, su questi prodotti tanto raffinati che facevano quasi commuovere, qualche tempo fa tempo, il professor Francesco Giavazzi e alcuni suoi soci? Risposta impossibile.

Ogni tanto, in parti nascoste dei giornali e negli angoli inascoltabili dei telegiornali, si leggeva e si parlava di una autentica “bomba carte di credito”. Esiste ancora questa bomba minacciosa, o ci è riservata un’ultima esplosione? Ancora, risposta impossibile.

Poi si discuteva del ruolo delle banche nella grande crisi del 2008, della loro propensione a fare trading o shopping, magari restringendo il credito alle imprese. Molte di queste banche sono fallite, altre sono state nazionalizzate (otto in una notte in Gran Bretagna), ma il punto esatto sul ruolo della banca si è disperso in discussioni che non sono arrivate a una precisa decisione. È vero che sono scomparsi o si sono ritirati nell’ombra i cosiddetti “McKinsey boys” (i sostenitori della felicità degli azionisti e meno di quella dei clienti), ma che cosa abbiano fatto le banche in questi anni non è molto chiaro, a parte gli stress-test, le faticose ricapitalizzazioni, l’accettazione o il rifiuto dell’aiuto di Stato (in Italia ad esempio dei famosi Tremonti bond).

La sostanza sta nei numeri, semplificati venerdì scorso a chiusura dei mercati. Le sole banche italiane capitalizzavano tutte insieme, prima della crisi del 2008, ben 220 miliardi di euro, ora solamente 50 miliardi di euro. Perché? Risposta impossibile.

Ancora, si è parlato a lungo delle famose agenzie di rating americane (alle dirette dipendenze e proprietà della banche), la famosa “trimurti” Standard & Poor’s, Fitch e Moody’s. Per l’influenza che hanno sempre avuto sull’andamento dei mercati, per le loro storiche “cantonate” e per non avere previsto un bel niente dell’autunno 2008, si era pensato di ridimensionarne il peso. Addirittura in un summit internazionale, il presidente francese Nicolas Sarkozy si era battuto per un’agenzia di rating europea. Risultato? Risposta impossibile.

La sensazione è che tutto sommato, nonostante i disastri della crisi, si sia navigato a vista, guardandosi bene dall’eliminare le cause della catastrofe. Cullandosi magari con l’antica ricetta che intanto “il mercato si sistema da solo”. Guardato in un contesto storico, la crisi di questo agosto assomiglia tanto alla crisi del 1937, quando si attenuò per un anno il “New Deal” di Franklin Delano Roosvelt e si materializzarono di nuovo le idee del vecchio e catastrofico segretario al Tesoro americano del tragico 1929, Andrew Mellor.