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FINANZA/ Le Borse in calo e quella lezione del 1937

Pubblicazione:lunedì 8 agosto 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Noi non siamo analisti super-raffinati o tecnici del mondo finanziario, Ma restiamo sempre stupiti di fronte alla preveggenza di uomini come Hyman Minsky, come Robert Skidelsky, come Paul Krugman, come Joseph Stiglitz che hanno messo sempre in guardia sulla estrema finanziarizzazione dell’economia, sulle pratiche di cartolarizzazione, sul trading disinvolto delle banche, sul ruolo delle stese banche. In più, quegli stessi uomini, hanno messo in guardia sulle pratiche delle stock option, sulla insostenibili differenze della ricchezza sociale, sulle propensione del capitalismo esasperato a gonfiare la domanda opulenta di beni privati a scapito di quella che veniva definita una offerta “squallida” di beni pubblici. Alla faccia del bene comune. E dagli anni Ottanta in avanti, sotto l’ombra di nuove ideologie privatistiche si è esaltato l’uomo economico che accaparra, l’individuo che vuole massimizzare, il personaggio che vuole guadagnare presto e subito, magari anche per il prossimo weekend.

È sbagliato ribadire che il problema, al di là di tutte le importanti questioni tecniche, resti principalmente antropologico? Quello di un’umanità che sembra impazzita sotto l’ossessione dell’accumulare denaro e ricchezza, senza curarsi di dove si vive, per come si vive e per quale ragione si vive? Non crediamo. Si tratta sempre di questioni di avidità, che alla fine pagano
purtroppo tutti, ma soprattutto i più deboli.



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