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CRISI/ Sapelli: alcune verità sulla vendetta dei Cavalieri della finanza contro Obama

La profonda crisi economica recessiva che è in corso da circa quindici anni nel mondo continua inesorabile la sua marcia. GIULIO SAPELLI ci spiega cosa fare per fermarla

Foto Ansa Foto Ansa

Lunedì di attesa, di angoscia, quello dell’8 agosto 2011. Tutti sentimenti diffusisi non solo più tra gli operatori finanziari, ma anche tra la gente comune, le persone semplici che fanno il sistema muscolare delle società e ne consentono la marcia diurna.

La profonda crisi economica recessiva che è in corso da circa quindici anni nel mondo  continua inesorabile la sua marcia. Ora ha aggredito più che mai il centro dell’accumulazione capitalistica mondiale: gli Usa, che sono stati sottoposti alla sfida psicologica e politica del downgrade da parte di una delle tre agenzie di rating che indicano la via agli operatori finanziari mondiali, essendo controllate dai vertici dell’oligopolio finanziario mondiale.

Il problema, tuttavia, non è solo economico: questo comportamento di Standard & Poor’s è determinato essenzialmente da una rottura che si è prodotta nel corso della crisi nella stessa business community nordamericana, o meglio tra quella comunità e la Presidenza, con faglie e cleveages che attraversano tanto i Democratici quanto i Repubblicani, in una sorta di rottura della tregua armata che vigeva da dopo l’elezione di Obama.

Standard & Poor’s è strettamente connessa al partito Repubblicano e la sua decisione è profondamente legata a quella dell’ala estrema di quel partito, il che dimostra che il Tea Party interpreta non solo la volontà di Main Street, ossia delle persone semplici, ma anche dei vertici di un settore consistente dell’oligopolio finanziario mondiale stretto attorno al partito Repubblicano che vuol far pagare a Obama la sua politica troppo di “sinistra” nei confronti dei servizi sociali  e troppo interventista in economia, come dimostra il suo comportamento nel caso dell’industria automobilistica nordamericana.

La necessità di puntare a  un indebolimento radicale del dollaro è un altro obbiettivo di questa articolata tattica di accerchiamento e di delegittimazione del Presidente, che oggi si riflette su tutto il mondo. Coloro che avevano dei dubbi sulla centralità Usa ora sono smentiti. Il problema è che Obama è troppo debole e incerto per perseguire qualsivoglia politica: non è all’altezza. Ha ferito i suoi nemici e non li ha uccisi e questo, machiavellicamente, è fatale: da essi avrà solo un odio mortale e imperituro.


COMMENTI
10/08/2011 - Ma siamo in tempo ? (Vittorio Cionini)

Tutti giusti e pienamente condivisibili gli interventi per la "ripresa" indicati nell'articolo ma c'è ancora tempo a disposizione per attuarli ? Come ogni malattia sappiamo che le medicine e gli interventi chirurgici sono utili fino ad un certo stadio della malattia. La mia impressione è che in campo finanziario il limite sia stato superato da molto tempo e la componente "malata" del fenomeno abbia preso il sopravvento su tutto. Troppe persone che vivono e prosperano sul tasso di crescita del bubbone finanziario mondiale hanno pervaso gli apparati di controllo del sistema. Anche volendo ipotizzare che diventino improvvisamente motivate a porre rimedio ai guasti c'è da dubitare che ne siano capaci. Non ci si può illudere che un campione di gare sui 100 metri piani diventi di colpo un maratoneta. Naturalmente speriamo tutti che non sia così e che si possa dire prima possibile ".. e vissero tutti felici e contenti per mille anni e più". Vittorio Cionini