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CRISI/ Sapelli: alcune verità sulla vendetta dei Cavalieri della finanza contro Obama

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Ha aperto i cordoni della borsa per salvare l’economia, ma non abbastanza per assicurarne la ripresa, ha fondato le basi per uno specialissimo welfare non statalistico ma misto (lo Stato paga le assicurazioni ai non abbienti che sono tuttavia sottoscritte dai singoli), ma non è riuscito ad andare sino in fondo nel suo progetto; ha raccolto i voti dei sindacati, ma li ha traditi perché non è riuscito e in parte non ha voluto sfidare la business community sulla rappresentanza dei lavoratori sul luogo di produzione. Tuttavia, una parte di quella comunità è ancora con lui: Geoffrey Immert, il capo della General Elettric, gli sta al fianco come advisor industriale e molti rappresentanti dell’industria continuano a ritenerlo una risorsa per governare le terribili sfide che attendono gli Usa dopo l’errore, fatale e voluto dal vorace oligopolio finanziario, di Clinton di aver ammesso la Cina nel Wto senza reciprocità di sorta.

Ma la debolezza di Obama è stata quella di evocare la riforma del sistema finanziario secondo i consigli del vecchio saggio Volcker, ex presidente della Federal Reserve prima di Greenspan e di non aver dato corso a quel progetto di dividere banche d’affari e di investimento da banche commerciali, ossia di spezzare l’oligopolio finanziario come si fece all’inizio del Novecento in Usa spezzando l’oligopolio energetico dei Rockfeller: dalla Standard Oil ne uscirono dodici di compagnie petrolifere e si mise fine all’era dei Robber Barons. Invece ora i Robber Barons, i cavallieri dell’apocalisse dell’industria finanziaria mondiale fanno il bello e  il cattivo tempo e speculano sullo stesso debito sovrano imponendo la dinamica della vendita e dell’acquisto dei derivati collateralmente ai titoli di stato, inserendo in tal modo anche le finanze pubbliche in un vortice speculativo  che esce continuamente dai confini di qualsivoglia statualità per trasferirsi nella cuspide dell’industria finanziaria mondiale.

Essa  in questo modo controlla l’operato dei governi giorno per giorno, oltre ad aver sempre collocato i suoi esponenti alla testa di ogni governo del globo. Tutto ciò che oggi capita in Europa è quindi amplificato  mostruosamente da questa struttura degli scambi dei titoli pubblici. In Europa, inoltre, abbiamo le disastrose conseguenze di un’impresa impossibile: far sopravvivere oltre gli anni di una crescita impetuosa e violenta, quali furono quelli del ventennio Ottanta-Novanta del Novecento, una moneta senza stato, l’euro, quale mai è apparsa prima al mondo. E questo in un continente privo di un equilibrio di potenza tra stati che sono invece sempre a equilibrio variabile per impedire - inutilmente - alla Germania di divenire il centro di gravità del sistema, costituendo così permanentemente una pericolosissima asimmetria tra centralità economica e centralità politica negli equilibri mondiali di potenza.

E questo in un continente a fortissime asimmetrie sociopolitiche e istituzionali, come dimostra più di tutti l’Europa del Sud con lo sfasciume pendulo di stati quali la Spagna, il Portogallo, la Grecia e l’Italia, che è terra di mezzo, tuttavia, tra sud e continente in Europa: e di qui i suoi infiniti travagli. Nell’Europa del Sud non solo non si è in grado di reggere agli stimoli di produttività e di disciplina sociale e quindi fiscale che vengono dal Paese leader, la Germania, ma, non riuscendo a far ciò si truccano su larga scala i conti, ci si getta in pericolose avventure immobiliari.



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COMMENTI
10/08/2011 - Ma siamo in tempo ? (Vittorio Cionini)

Tutti giusti e pienamente condivisibili gli interventi per la "ripresa" indicati nell'articolo ma c'è ancora tempo a disposizione per attuarli ? Come ogni malattia sappiamo che le medicine e gli interventi chirurgici sono utili fino ad un certo stadio della malattia. La mia impressione è che in campo finanziario il limite sia stato superato da molto tempo e la componente "malata" del fenomeno abbia preso il sopravvento su tutto. Troppe persone che vivono e prosperano sul tasso di crescita del bubbone finanziario mondiale hanno pervaso gli apparati di controllo del sistema. Anche volendo ipotizzare che diventino improvvisamente motivate a porre rimedio ai guasti c'è da dubitare che ne siano capaci. Non ci si può illudere che un campione di gare sui 100 metri piani diventi di colpo un maratoneta. Naturalmente speriamo tutti che non sia così e che si possa dire prima possibile ".. e vissero tutti felici e contenti per mille anni e più". Vittorio Cionini