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CRISI/ Sapelli: alcune verità sulla vendetta dei Cavalieri della finanza contro Obama

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L’Italia, il Paese diviso e meno in pericolo industrialmente, ma più afflitto dal debito pubblico, non è in grado di fare né politiche liberiste, né politiche che rifondino su basi tecnocratiche l’economia  e la politica, dando vita a una nuova economia mista liberalizzante. Il  debito pubblico cresce  a dismisura perché non si compiono i passi essenziali d’innalzamento dell’età pensionistica e di riforma del welfare verso una maggiore sussidiarietà e, soprattutto, la crescita è soffocata dai bassi salari su cui si sono costruite fortune capitalistiche miopi e differenziali, che ora che non si può più svalutare competitivamente sono fatali, drenando il mercato interno e castrando uno dei motori della crescita anche in paesi export lead come l’Italia, con conseguente alta mortalità di piccola e media impresa.

Su tutto ciò si staglia l’ombra della tedesca Bce, la Banca centrale europea, il cui statuto fu voluto da Kohl su basi antinflattive per controbilanciare, con il controllo che la Germania avrebbe avuto sulla stessa, i vantaggi politici che Mitterand non voleva perdere consentendo l’unificazione tedesca e quindi europea (solo l’unificazione europea poteva consentire quella tedesca, ma il tutto fu compiuto in via monetaristica e in tal modo l’obbiettivo non fu raggiunto, con l’asimmetria di cui dicevo). Quando si fece l’unificazione monetaria,  i tedeschi non volevano essere ossessionati dalla loro unificazione. Imposero di controllare i flussi monetari globali europei e ci sono riusciti con esiti ottimi per la Germania, ma disastrosi per tutti gli altri paesi (un po' meno per la Francia e i Paesi Bassi per l’alta integrazione ch’essi hanno con l’avversario secolare e anche per loro propria forza).

Questa disciplina monetaria coatta  toglie l’ossigeno alla crescita non tedesca, che invece la Federal Reserve nordamericana dà agli Usa e al mondo. Del resto, ciò è comprovato dal fatto che appena approfittando del sonno di Trichet, l’ispettore Clouseau dei banchieri centrali, la Bce si comporta come la Fed, per esempio acquista titoli di stato dei paesi europei come ieri ha iniziato a fare per l’Italia, l’aria circola nel sistema e pur aumentandosi in tal modo il debito sovrano sovranazionale e quindi allontanando ma non eliminando la crisi fiscale, le borse respirano e il panico diminuisce indebolendo la speculazione dell’oligopolio internazionale finanziario.

Operando invece come la Bce fa di norma,  si  spinge l’Europa verso la deflazione per timore di un’inflazione che non esiste: una paura che trasformerà l’Europa nell’immobile Giappone. Su tutto ciò l’oligopolio finanziario regna sovrano e decide volta a volta quale area europea assalire sulla base del mercato dei derivati collaterali dei titoli di stato e sulla base delle condizioni non tanto del debito, ma delle prospettive di crescita. Al debito si può porre fine celermente e il mezzo più rapido è l’inflazione di cui non occorre, di questi tempi, non avere paura o meglio occorre avere meno paura della  crescita.



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COMMENTI
10/08/2011 - Ma siamo in tempo ? (Vittorio Cionini)

Tutti giusti e pienamente condivisibili gli interventi per la "ripresa" indicati nell'articolo ma c'è ancora tempo a disposizione per attuarli ? Come ogni malattia sappiamo che le medicine e gli interventi chirurgici sono utili fino ad un certo stadio della malattia. La mia impressione è che in campo finanziario il limite sia stato superato da molto tempo e la componente "malata" del fenomeno abbia preso il sopravvento su tutto. Troppe persone che vivono e prosperano sul tasso di crescita del bubbone finanziario mondiale hanno pervaso gli apparati di controllo del sistema. Anche volendo ipotizzare che diventino improvvisamente motivate a porre rimedio ai guasti c'è da dubitare che ne siano capaci. Non ci si può illudere che un campione di gare sui 100 metri piani diventi di colpo un maratoneta. Naturalmente speriamo tutti che non sia così e che si possa dire prima possibile ".. e vissero tutti felici e contenti per mille anni e più". Vittorio Cionini