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FINANZA/ Una nuova recessione bussa alle porte dei mercati

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Il timing dell’operazione, però, come al solito suona sospetto e tutto politico, in vista delle elezioni del novembre 2012. Già, ancora quest’anno. Ma perché il 2012, profezie Maya a parte, appare la pietra miliare della crisi? Perché l’anno prossimo andranno a scadenza simultaneamente titoli di Stato, obbligazioni di aziende solide e junk-bond, per un volume complessivo che sarà quasi otto volte superiore a quello che i mercati hanno assorbito lo scorso anno. Solo il Tesoro Usa nel 2012 dovrà emettere titoli di Stato per quasi 2.000 miliardi, per finanziare il fabbisogno corrente e ri-finanziare debito venuto a scadenza. A questo verrà ad aggiungersi la valanga delle obbligazioni private in scadenza. Nel corso del 2010 in America sono andati a scadenza junk-bond per un valore di 21 miliardi di dollari, mentre l’anno prossimo i junk-bond in scadenza balzeranno di colpo a quota 155 miliardi. E da quell’anno in poi sarà peggio: 212 miliardi nel 2013, infine 338 miliardi nel 2014.

E veniamo ora al punto, ovvero al perché l’apocalisse dei mercati di questi giorni è figlia legittima della prima crisi finanziaria. Fino all’inizio del 2007 il mondo navigava ancora nell’ottimismo, il denaro facile era la regola e chiunque osasse soltanto nominare la parola “crisi” veniva tacciato di pessimismo (ne so qualcosa) o di stupidità. Ecco quindi che l’allegro mondo della finanza creativa dette vita proprio in quel periodo alle ultime maxi-emissioni di junk-bond con cui vennero finanziate molte acquisizioni, in particolare da parte delle società di private equity.

Tipicamente quelle emissioni obbligazionarie ad alto rendimento avevano una durata compresa fra i cinque e i sette anni: ecco perché la resa dei conti arriverà a partire dal 2012, quando verranno a maturazione le prime ondate di junk-bond che risalgono all’era pre-crisi. A esse si aggiungono tante emissioni di obbligazioni che venivano a scadenza nel 2009 e 2010 ma sono state ristrutturate con un prolungamento di maturity perché la regola era quella del “non fare oggi, quello che puoi fare domani”.

Una situazione devastante che rischia di peggiorare ulteriormente alla luce della concomitanza di scadenze obbligazionarie junk del ramo privato (per l’acquisto del gruppo ospedaliero Hca, nel 2006, le società di private equity Bain Capital e Kohlberg Kravis & Roberts spesero 33 miliardi di dollari: di questi 13,3 miliardi furono reperiti con maxi-emissioni di junk-bond che verranno tutte a scadenza proprio tra il 2012 e il 2014 e altri esempi del genere si sprecano, non solo negli Usa) con quelle sovrane, con soltanto Washington chiamata a reperire sui mercati 1.800 miliardi nel 2012 e altri 1.400 ogni anno nel biennio successivo.