BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Una nuova recessione bussa alle porte dei mercati

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Foto Fotolia  Foto Fotolia

E il fatto che le cose stiano così lo ha dimostrato ieri il mercato, dove la montagna Bce-G7 ha partorito un topolino da qualche trilione di dollari, incapace però di raddrizzare la barra delle principali piazze mondiali. Negative le asiatiche, in rosso quelle europee con Milano come al solito schizofrenica, capace di passare da +4,8% alle 9:20 del mattino al territorio negativo dieci minuti dopo, quando la scelta della Bce di acquistare Btp e Bonos aveva sì fatto calare gli spreads nostro e spagnolo verso il Bund, ma contemporaneamente affossava proprio i titoli di Stato tedeschi, francesi e britannici e le rispettive piazze finanziarie che di riflesso indebolivano anche Ftse Mib e Ibex.

Il cds francese a 5 anni, in poche ore, cresceva di 12,5 punti base alla quota record di 157: la Bce, infatti, si era focalizzata sul settore obbligazionario a 5 anni della curva. Ecco la geniale strategia per porre in essere la quale i centralini di mezzo mondo sono stati roventi nel corso del weekend: trasferire il rischio alle economie più forti invece che eliminarlo. Detto fatto, quando alle 15:30 Wall Street ha aperto le contrattazioni, la farsa ha avuto fine e le reali criticità del mercato hanno preso il sopravvento (questo articolo viene chiuso con le Borse Usa ancora aperte e quindi premetto fin d’ora che eventuali correzioni al rialzo o limature delle perdite - anche per le piazze Ue - non sono attribuibili in alcun modo a Bce o G7, ma al fatto che oggi si riunisce il Fomc della Fed e gira aria negli ambienti finanziari che il terzo round di allentamento quantitativo sia alle porte, così come una conseguente iper-inflazione stile Weimar).

D’altronde, non ci voleva un genio a capirlo. Prima che le Borse europee aprissero, infatti, Julian Callow, economista per l’area euro alla Barclays Capital scriveva questa nota agli investitori: «Rimangono molte domande riguardo il volume e lo scopo di questo piano (di Ue e G7, ndr). E questo perché i mercati che si vorrebbero difendere, soprattutto quello italiano, sono troppo grandi rispetto a quelli in cui la Bce è già intervenuta, ovvero Grecia, Irlanda e Portogallo. È quindi difficile per il sistema euro potersi impegnare in un acquisto obbligazionario di grandezza significativa, tale da poter arrestare la spirale di rendimenti e spreads.

Inoltre, ai mercati è arrivata la chiara percezione del fatto che la Bce stia intervenendo solo per un periodo di interim, visto che il programma sistemico di acquisti ci sarà solo con l’attivazione del fondo salva-Stati non prima di settembre. Insomma, gli investitori sanno fin d’ora che esiste un chiaro limite alla portata degli acquisti e alla durata dell’intervento, un contesto che porterà a breve la speculazione a lanciare la sfida e sondare i livelli di resistenza». E il fatto che sempre ieri, non appena il Dax a Francoforte è cominciato a crollare proprio a causa della politica della Bce, da Berlino sia arrivata chiara la dichiarazione in base alla quale l’Efsf non verrà espanso ma rimarrà nell’attuale disponibilità di 440 miliardi di euro: ovvero, Spagna e Italia non avranno copertura.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >