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FINANZA/ Pelanda: cosa c’è dietro la "trappola" degli eurobond?

Non si fa che parlare di eurobond: in Italia li si invoca pensando che permettano di ammorbidire il requisito del rigore. Ma è un’illusione che nasconde la realtà. CARLO PELANDA

Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Ansa) Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Ansa)

L’idea di emettere titoli di debito garantiti da tutta l’Eurozona e non più dalle singole nazioni è vista  come il salvagente perfetto per far cessare la crisi di fiducia su debiti greco, portoghese, italiano e spagnolo che ne alza il costo di rifinanziamento - in settembre l’Italia dovrà emettere una montagna di nuovi titoli per ripagare quelli giunti a maturazione - con il rischio crescente di portarli nella condizione di insolvenza. In particolare, la fine dell’emergenza del debito permetterebbe di attutire le politiche di rigore nelle nazioni sotto stress dando loro un periodo di tempo più lungo per l’applicazione.

Ovviamente i governi delle nazioni più nei guai, come la nostra, spingono per far accettare gli “eurobond” - basti vedere quanto insiste Tremonti - e la questione sta diventando oggetto caldo di confronto nella Ue e nel gruppo delle nazioni dell’area euro, i cui presidenti, il portoghese Barroso e  il lussemburghese Junker, sono favorevoli. Ciò fa sperare a molti in Italia che, alla fine, gli eurobond vengano varati e che ciò permetta, appunto, di ammorbidire il requisito del rigore (il pareggio del bilancio prima possibile serve a far tornare credibile il debito in quanto non aumenterà). È importante avvertire che tale speranza è illusoria. Ogni euronazione dovrà mettersi in ordine da sola, anche se costerà sangue. Cerchiamo di capire perché. 

Germania e Francia si oppongono all’idea di eurobond per un calcolo di interesse nazionale. Se dovessero garantire solidalmente il debito italiano e di altri, la fiducia sul loro debito nazionale sarebbe minore agli occhi del mercato. E perderebbero la tripla A con rischio di spirale degenerativa. Anche perché se si arrivasse al punto di dover invocare il sostegno tedesco al debito europeo, il mercato percepirebbe una situazione di emergenza e valuterebbe che il pilastro tedesco comunque non basta se le singole euronazioni non si mettono in ordine da sole. Infatti quando la scorsa settimana è girata la voce che gli eurobond sarebbero diventati oggetto di negoziato, il mercato ha scontato un declassamento del debito tedesco e la Borsa di Francoforte è crollata. Lo stesso accadde qualche giorno prima al riguardo della Francia.