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GEOFINANZA/ C’è un piano C della Germania per uscire dall’euro

MAURO BOTTARELLI fa il punto sulla situazione dei mercati finanziari, alla luce dell’aut aut della Bce, intenzionata a diminuire il volume di acquisti dei nostri titoli

Foto Ansa Foto Ansa

In alto i calici, si brindi! L'asta del Tesoro di martedì mattina ha visto il nostro Btp decennale trattato a un tasso medio del 5,22 per cento, in calo di 0,55 punti rispetto all'ultima asta di titoli a medio e lungo termine. Ancora più sensibile il calo registrato dal titolo triennale che ha segnato un rendimento del 3,87 per cento, -0,92 punti. Peccato che contemporaneamente allo svolgimento dell'asta e nel pomeriggio sempre di martedì, lo spread tra gli stessi Btp decennali e i Bund tedeschi abbia sfondato quota 300 punti base due volte per poi assestarsi a 298, dodici punti base più dell'apertura delle contrattazioni, che la domanda sia stata decisamente deludente - bid-to-cover ratio di 1,3 - e che la Bce sia intervenuta sul mercato secondario per cercare di bloccare l'ampliamento dello spread. Ed è proprio questo ultimo punto che deve togliere ogni ottimismo legato all'asta di martedì: nonostante sia noi che la Spagna, la quale terrà la propria asta proprio questa mattina, godiamo da tre settimane dello scudo della Bce, lo spread continua a salire - la stessa Bankitalia ha sottolineato come resti in maniera preoccupante alto - e il rendimento non crolla. Il perché è presto detto: stiamo solo rimandando la resa dei conti con i mercati di qualche settimana, stiamo prendendo tempo nella consapevolezza che storicamente la Bce con i suoi interventi non è mai riuscita a supportare i prezzi dei bonds.

Quando Francoforte il 10 maggio 2010 diede inizio al suo programma di acquisto di bond, acquistando 16,5 miliardi di euro di securities governative greche, il rendimento del decennale ellenico scese di oltre il 4,5 per cento al 7,77 per cento. Dieci settimane dopo, quando l'esborso della Bce per acquistare obbligazioni sul mercato secondario scese a 176 milioni di euro, il rendimento del decennale ellenico arrivò al 10,43 per cento: oggi viaggia sul 18,20 per cento. Stesso identico pattern per Irlanda e Portogallo, le quali nonostante gli acquisti della Bce, una volta entrate a far parte del "club del 7 per cento", dovettero andare con il cappello in mano da Ue, Bce e Fmi. Il 10 maggio 2010 anche il decennale irlandese, infatti, scese al 4,2 per cento di rendimento dal 5,86 per cento dal giorno di contrattazioni precedente.


COMMENTI
01/09/2011 - dubbio (andrea toffoletti)

ma in questa uscita dall'euro dei paesi nordici formando la loro moneta con tanto di banca centrale,lasciando mi pare di aver capito,l'euro ai sudici,che ne sarebbe ad esempio,dei miliardi di bund tedeschi denominati con l'attuale euro?perche' a pensar male si fa peccato ma in genere........