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QUALCOSA DI SINISTRA/ C'è una patrimoniale che farebbe bene all'Italia (più dell'Iva)

Con la manovra, spiega SERGIO LUCIANO, si è persa l’occasione per fare una diffusa patrimoniale che consentirebbe un’importante raccolta finanziaria una tantum

Foto (Ansa) Foto (Ansa)

Qualcosa di sinistra? Per lo meno una piccola patrimoniale. Per lo meno, nel senso che quando alcune tra le “icone” del capitalismo italiano - come Luca di Montezemolo, o Pietro Modiano, o Giuliano Amato, tutta gente che certo non è mai stata “di sinistra” nel senso filocomunista della parola - si dichiarano disponibili a mettere mano alla tasca e a tassarsi, sia pure una tantum, in modo considerevole per permettere alle casse della Repubblica di guarire, è proprio segno che la cosa si potrebbe fare.

E non è stata fatta. Peggio. Si è persa l’occasione, e ancora la si sta perdendo, per fare una piccola e diffusa patrimoniale che senza ledere i redditi dei lavoratori dipendenti, a stipendio fisso, né quelli degli autonomi, per evasori che siano, consentirebbe un’importate raccolta finanziaria una tantum: si tratta della revisione degli estimi catastali, cioè quei valori in base ai quali i cittadini pagano l’Ici (non sulla prima casa, e questa è un’altra materia controversa) e pagano l’imposta di registro o l’Iva quando acquistano o vendono un immobile.

Ebbene, questi estimi catastali sono stati aggiornati l’ultima volta nel 1989. Da allora è caduto il Muro di Berlino, è finita la Prima Repubblica, sono state abbattute le due torri, è stato detronizzato Gheddafi, è accaduta la tragedia di Fukushima, il mondo è cambiato… ma i valori delle case italiane, per il Catasto, sono rimasti immutati.

Attenzione: ciò è accaduto in aperto e totale dispregio della legge che prevedeva, al contrario, una loro rivalutazione almeno ogni dieci anni, che se fosse stata fatta avrebbe comportato, dall’89 a oggi, ben due scalini di rivalutazione. Invece, niente. Per di più, è stata abolita per tutti i contribuenti l’Ici sulla prima casa, a prescindere dal reddito. Una mossa elettoralistica, certo molto apprezzata, ma comunque a conti fatti troppo generosa. Se si rivalutassero gli estimi, senza toccare null’altro nel quadro erariale nazionale, si potrebbe recuperare una cifra di almeno 4 miliardi di introiti all’anno. Ma soprattutto si farebbe una manovra di equità.


COMMENTI
12/09/2011 - segue patrim. piccola NO, grande SI (2/2) (MAURIZIO BORGHI)

abbattere per non essere sottoposti a "strozzinaggi" dei mercati finanziari?) e devono avere uno scopo CERTO ed ESCLUSIVO (i soldi raccolti servono per abbattere il debito e non vanno in spesa corrente) LIMITATE nel tempo e specialmente devono pagarle TUTTI in modo proporzionale ai millesimi che devono essere CERTI (e qual è l'analogo dei millesimi ?) In questa ottica credo che la patrimoniale classica "depurata dalle prime case" sia la soluzione migliore, In attesa, siano recuparati anche i (parecchi) soldi dei passati condoni (x immobili, evasione iva, capitali all'estero) non ancora incassati (sigh!) e ci sia il pugno di ferro per chi esporta capitali all'estero (te li faccio rientrare al 20, se non ci stai e ti becco ti prendo il 50...) Siccome tanto alla fine bisognerà pagare, affinchè non sia sempre la solita coppia di buoi a tirare il carro, si cerchi operare in modo trasparente, chiaro e più equo possibile. L'aumento dell'IVA o politiche inflazionistiche (ogni tanto se ne parla...) sono strumenti che vanno sempre a colpire le classi più deboli e assomigliano tanto alla tassa sul macinato dei secoli scorsi. Cordiali saluti

 
12/09/2011 - Piccola patrim. NO, ma grande e aggiustata SI (1/2 (MAURIZIO BORGHI)

Con tutto il rispetto non sono d'accordo. Quella nell'articolo definita 'piccola patrimoniale' sarebbe in realtà per larga parte opera di vessazione nei confronti di chi, avendo già pagato le tasse, con il lavoro e i risparmi di una vita si è "concesso il lusso" della prima casa. Più che aggiornare i valori del Catasto esistente bisognerebbe prima eliminare il fenomeno dell'abusivismo e mappare con estremo rigore tutti gli immobili sul territorio, creado una anagrafica degli immobili attendibile. Diverso sarebbe il discorso sui grandi patrimoni. In un paese dove vi è una quota molto alta di economia sommersa e quella emersa presenta una percentuale molto alta di dichiarazioni al limite del ridicolo in settori noti, dove le leggi economiche e fiscali hanno sempre delle zona d'ombra in cui i più furbi fanno il loro gioco, dove spesso gli investimenti in seconde, terze, quarte case (abusive e non) derivano anche disponibilità finanziare che non ci sarebbero se ci fossero i controlli dello Stato, dove si stima che quasi il 50% della ricchezza sia in mano a poco più del 10% delle famiglie, sarebbe veramente auspicabile una patrimoniale classica che non tocchi le prime case. Politiche di emergenza di rientro del debito a mio parere devono potere avere alcune caratteristiche che hanno a che fare con il buon senso esattamente come quando si ha a che fare con spese straordinarie condominiali: devono essere SPESE QUANTIFICABILI con ESATTEZZA (quanto debito occorre abbattere