BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ Pelanda: le tre mosse dell’Italia per dare scacco alla crisi

Pubblicazione:lunedì 12 settembre 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Il governo sta subendo una fortissima pressione per aumentare la credibilità del debito. Tale pressione viene dal mercato finanziario che vuole più cose per ridare fiducia all’Italia e che non vedendole costringe la Bce a interventi di soccorso.

Da un lato, il governo è certamente poco incisivo. Ma, dall’altro, non è chiaro fin dove l’Italia debba spingersi, e in quanto tempo, per recuperare la fiducia del mercato. Secondo me, questa ambiguità è il pericolo maggiore perché crea una situazione dove il mercato chiede cose che l’Italia non può fare in tempi brevi. Ciò aumenta il fabbisogno di interventi anomali della Bce che a loro volta destabilizzano la coesione europea, cosa che infine ricade sull’Italia come incremento del rischio percepito di insolvenza anche se quello reale è molto minore. Bisogna rompere questo meccanismo di amplificazione negativa a nostro danno. Con tre mosse.

Mettere il prima possibile in Costituzione l’obbligo al pareggio di bilancio a partire dal 2013 e dimostrare da subito che sarà rispettato, accelerando le agende parlamentari e integrando le misure appena approvate di rigore con altre più credibili. Queste due mosse l’Italia le può fare in tempi brevissimi. Se le farà, il mercato dovrà scontare che il debito, almeno, non crescerà più. E le agenzie di rating, demonizzate quanto si vuole, ma rilevanti nell’orientare l’opinione del mercato e determinare il costo di rifinanziamento del debito, dovranno tenerne conto almeno rinviando la decisione di ulteriore declassamento della nostra affidabilità che sembra, al momento, inevitabile.

Poi resta l’altro problema. I tagli di spesa e l’aumento delle tasse drenano soldi dall’economia comprimendone la crescita. Inoltre, stiamo entrando in una tendenza recessiva basata su una contrazione della domanda globale. Il mercato pensa, correttamente, che se la deflazione da rigore e la recessione non vengono bilanciate da misure di stimolazione dello sviluppo, poi il gettito fiscale sarà calante e ciò costringerà a rispettare il vincolo al pareggio di bilancio con ancora più deflazione e tasse, mettendo la nazione in una spirale di impoverimento strutturale.


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
12/09/2011 - ridurre il debito è gia crescita (antonio petrina)

egr prof pelanda un professoressa americana ( Reinhart )ha studiato la crisi bancaria degli usa chiarendo che la riduzione del debito è già crescita ,rectius: la condizone della crescita e quindi forse hanno ragione gli economisti "dentisti" della Luiss ( perdoni il richiamo a Kejnes in "Prospettive ecomomiche dei nostri nipoti") che richiedono crescita e sviluppo per stare tranquilli ( non del governo che è solo regolatore e che deve solo pensare a ridurre il suo debito ( altrimenti altro spending in deficit!) ,ma investimenti di chi ha risorse : le imprese e le amministrazioni pubbliche sane e virtuose). Unicamente la crescita non dello Stato appunto potrà tirarci fuori dallo sforzo di ridurre tutto il debito pubblico ( con avanzo primario dicono i dentisti ,perchè alienare patrimonio pubblico contro debito è una mossa una tantum difficile da realizzare ( rectius: neutrale, perchè alienare senza investire a che pro? ) nonostante le buone intenzioni e tutte le analisi/agende sulle privatizzazioni .Il tagliando sulla crescita è quindi d'obbligo!

 
12/09/2011 - usciamo dall'euro! (francesco scifo)

Il presidente del Consiglio deve prendere l'iniziativa d'indire un referendum sulla permanenza dell'Italia nell'euro. Nessuno ha consultato i cittadini italiani per entrare, che lo si faccia ora! Solo con una svalutazione competitiva possiamo sperare di aumentare la produzione. Dal 2001 l'euro ci ha portato solo crisi e manovre lacrime e sangue: dov'è il vantaggio a rimanerci se c'impedisce di crescere?

 
12/09/2011 - come stimolare la crescita in modo potente (Fabrizio Terruzzi)

le suggerisco io come stimolare la crescita in modo potente. Abolire per qualche anno ogni imposta sul reddito aziendale purchè: gli utili non siano distribuiti bensì reinvestiti, l'impresa non delocalizzi, i compensi ai soci e agli amministratori e loro parenti siano soggetti a dei limiti precisi. Come reperire la disponibilità? Attraverso tagli della spesa e in particolare anche allo stato sociale per le categorie più abbienti. Solo dalla sanità, il cui costo è di 120-130 miliardi di Euro/anno, si potrebbero tranquillamente recuperare almeno 30 miliardi. I risultati: pensi solo all'Enel che entro 3-4 anni azzererebbe i debiti e al nostro sistema industriale indebitato fino al collo che incomincerebbe finalmente a respirare, creando i posti di lavoro necessari per riassorbire quanti saranno messi sul mercato per via dei tagli alla spesa. E pensi all'effetto psicologico (=iniezione di fiducia) sulle aziende del non dover neppure fare la denuncia dei redditi!