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FINANZA/ Forte: ecco il nuovo fondo per salvare Italia e Ue

Pubblicazione:martedì 13 settembre 2011 - Ultimo aggiornamento:martedì 13 settembre 2011, 9.10

Foto Ansa Foto Ansa

Stark non ha capito che è nello statuto della Bce evitare la deflazione. Se la Banca centrale europea non avesse acquistato titoli di stato italiani e spagnoli si sarebbe avuta una deflazione. Non credo comunque che la maggioranza tedesca sia sulla sua linea, dato che ha voluto Draghi alla Bce e sostituirà Stark con Asmussen, uno degli autori della normativa sul Fondo europeo di stabilizzazione finanziaria (Efsf).

 

Se la soluzione non è l’approvazione della manovra finanziaria, cosa deve fare l’Italia per cercare di mettersi al sicuro?

 

Occorre rivolgersi ai risparmiatori italiani e sollecitarli a comprare il nostro debito pubblico che, a differenza di quanto avveniva negli anni ’80 e ’90, ora è per il 40% in mani straniere. Bisogna tranquillizzarli il più possibile riguardo il fatto che lo Stato pagherà gli interessi sul debito pubblico e onorerà i suoi impegni.

 

In questo senso quindi la proposta di inserire in Costituzione il pareggio di bilancio va considerata positivamente?

 

In linea di principio sì. Tuttavia, il testo presentato dal governo non si discosta molto da quello dei senatori Rossi e Morando. Questo evidenzia che sia a sinistra che a destra prevale la stessa filosofia economica. In definitiva, mi sembra che una regola costituzionale di questo genere sia molto simile a quelle di Maastricht che hanno mostrato di non funzionare.

 

Che tipo di riforma costituzionale occorre allora?

 

Credo che occorra porre un preciso limite rispetto al deficit ammissibile in caso di un periodo di recessione. Inoltre, ritengo fondamentale inserire nella Costituzione una norma per creare un fondo di finanziamento del debito pubblico cui far confluire tutte le entrate e che serve a garantire il pagamento degli interessi sul debito prima di ogni altra spesa pubblica. È chiaro però che il pareggio di bilancio da solo non basta.

 

E cosa serve d’altro?

 

Ci vuole una politica della crescita, ma soprattutto bisogna fare la riforma del sistema pensionistico, perché il debito pensionistico è quello che rende più difficile l'azzeramento del deficit pubblico. Bisogna quindi stabilire un tendenziale pareggio tra contributi e pensioni erogate, senza però toccare i diritti acquisiti dei pensionati, mentre non vedo nulla di male nel fare cambiamenti per chi ancora lavora. Non bisogna dimenticare che possiamo reggere questo livello di spread ed essere credibili solo se risaniamo lo Stato sociale.

 

A livello europeo si nota però una certa divisione: da un lato, il ministro delle Finanze tedesco Schauble ha spiegato che il suo Paese sta già studiando un piano per ridurre al minimo gli impatti negativi di una possibile uscita della Grecia dall’euro; dall’altro, il Presidente dell’Eurogruppo Juncker parla di un probabile aumento della dotazione dell’Efsf. Secondo lei, cosa bisognerebbe fare?


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