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GEOFINANZA/ Così Usa e Germania avvicinano l’Italia alla Grecia

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A mio avviso non ci sarà nessuna tassa sugli immobili, si tratta soltanto dell’ennesimo annuncio artificiale a uso e consumo dei partner europei affinché mettano mano ancora una volta - e rapidamente - al portafoglio e mantengano artificialmente in vita ancora per un po’ un Paese fallito che necessiterebbe invece di un bel default controllato e di una ristrutturazione del debito concordata. A occhio e croce è più facile che il primo gennaio 2012 la Grecia abbia una nuova moneta piuttosto che una nuova tassa patrimoniale.

In Germania, ormai la pensano così in tanti, quasi tutti. «In ultima analisi non si può escludere che la Grecia dovrà o potrebbe volere lasciare l’eurozona», ha dichiarato ieri il segretario generale del partito liberaldemocratico tedesco (Fdp), Christian Lindner, in un’intervista all’emittente televisiva Zdf. E ancora: «La Germania vuole che la Grecia resti nell’euro, nonostante i suoi problemi», ha affermato il portavoce del ministro dell’Economia tedesco, Philip Roesler, che è anche vice cancelliere: «Il nostro obiettivo è la stabilità dell’euro e vogliamo che la Grecia resti nell’euro». Peccato che domenica, ovvero il giorno prima e non un mese fa, lo stesso Roestler avesse detto che un default ordinario della Grecia non è più da considerarsi un tabù. Ma non basta: «La zona euro fa tutto il possibile per evitare che un Paese membro, come la Grecia, sia in situazione di insolvibilità», ha dichiarato il Commissario europeo per i mercati finanziari, Michel Barnier, ribadendo la propria «fiducia» nella solidità delle banche europee (che impagabile umorista!).

«Bisogna che qualcuno mantenga la calma e il sangue freddo», ha detto il commissario europeo a margine di un convegno, prima di emulare Chaplin in quanto a comicità: «Abbiamo fatto seriamente degli stress test e alcuni istituti, che non sono peraltro francesi, hanno mostrato debolezze e dovranno essere ricapitalizzati». Quando gli è stato fatto notare che gli stress test sono criticati in quanto non hanno tenuto conto dell’ipotesi di un’insolvibilità di paesi fragili come la Grecia, Barnier ha replicato: «Facciamo di tutto perché questa situazione non si presenti. Bisogna fare quello che abbiamo detto, in particolare le decisioni del 21 luglio». Ovvero, non risponde alla sacrosanta domanda del giornalista ma rimanda tutto al 21 luglio, ormai più che una data un totem: Barnier, per favore, ai mercati generali a scaricare cassette. Inoltre, la Commissione europea «non sta lavorando» su un’ipotesi di default della Grecia. Lo ha detto Amadeu Altafaj, portavoce del commissario per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn: «È una questione di impegno politico assunto nei confronti di Atene». Bravi, con numeri come quelli sopraelencati non vale proprio la pena prendere in considerazione un’ipotesi di default.

Dio ci aiuti! Ma il peggio lo abbiamo vissuto durante il G7 dello scorso weekend a Marsiglia, dove ministri delle Finanze e banchieri centrali pensavano di passare un piacevole weekend di fine estate sorseggiando pastis e mostrandosi le foto scattate durante le vacanze e invece sono stati costretti a sparare una notevole dose di castronerie nella speranza di placare i mercati (il risultato è stato chiaro ieri mattina). A Marsiglia, oltre a quello del nodo Bce dopo l’addio di Jurgen Stark, è infatti emerso anche un altro contenzioso, subito placato in nome del “volemose bene” in salsa europea. Ovvero, la disputa che contrappone da settimane il Fondo monetario internazionale alle banche centrali europee sul tema della necessità di ricapitalizzazione degli istituti continentali, quantificato in 200 miliardi di euro.

«Il quadro delle banche europee è chiaro dopo che su queste è stata effettuata una nuova tornata di stress test molto seri e nei loro bilanci non si nascondono mostri o brutte sorprese», questa la risposta offerta dalla presidenza francese del G7 al richiamo lanciato dalla direttrice del Fmi, Christine Lagarde. «Non c’è alcun mostro nascosto nei bilanci delle banche che vigilo», ha affermato il governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, secondo cui «non esiste alcun lupo nascosto dentro Société Générale, ma una generale tensione sulle banche europee, nata da un’incertezza sull’evoluzione dei debiti pubblici e sulla loro credibilità». Non si capisce, a questo punto, perché Parigi, a differenza di Milano e Madrid, abbia prorogato il bando sulle vendite allo scoperto fino a alla fine di novembre e, nonostante questo, le banche d’Oltralpe continuino a crollare, ieri sotto del 10% su voci di downgrade da parte di Moody’s per Bnp Paripas, Societe Generale e Credit Agricole, proprio per l’esposizione al debito greco. Caro Noyer, ai mercati generali a scaricare cassette.