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Economia e Finanza

GEOFINANZA/ Così Usa e Germania avvicinano l’Italia alla Grecia

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P.S. È volato il rendimento dei Bot nell’asta da 11,5 miliardi di euro tenutasi ieri mattina. Il rendimento della tranche di Bot con scadenza a un anno da 7,5 miliardi di euro sale ai massimi dal settembre 2008 (vi ricorda qualcosa questa data?), balzando dal 2,959% al 4,153%. Il rendimento della tranche a 3 mesi da 4 miliardi di euro avanza dall’1,034% all’1,907%. E vola ai massimi anche il rischio sul debito italiano, misurato in cds (credit default swap): i contratti sui titoli del debito con scadenza a 5 anni sono saliti al massimo storico di 505 punti base, contro i 445 punti della Spagna. Insomma, dinamiche greche per il nostro Paese.

E l’Ue, sempre ieri, è stata chiara: Bruxelles ha infatti ricordato di aver già fatto sapere all’Italia che «nuove misure sarebbero necessarie se le entrate dalla lotta all’evasione fiscale dovessero essere più basse di quanto previsto o se dovessero emergere complicazioni nella prevista riduzione della spesa». Insomma, un’altra manovra correttiva entro poche settimane. E la parabola greca si avvicina.

 

P.S. 2 L'Italia guarda alla Cina e si augura che Pechino possa effettuare «significativi» acquisti di bond e investimenti in società strategiche. Lo riportava ieri sera il Financial Times, citando alcuni rappresentanti del governo italiano, secondo i quali Luo Jiwei, presidente di China Investment Corp (Cic), uno dei maggiori fondi sovrani al mondo, avrebbe guidato la scorsa settimana una delegazione in Italia per parlare con il ministro delle finanze, Giulio Tremonti, e Cassa Depositi e Prestiti.

Nelle scorse settimane una delegazione italiana è andata in Cina per incontrare Cic e la State Administration of Foreign Exchange (Safe), che gestisce le riserve estere cinesi. Secondo il Financial Times, il 4% dei 1.900 miliardi di dollari di debito italiano è nelle mani della Cina. «La crisi - evidenziava il Financial Times - ha spinto l'Italia a considerare la possibile vendita di quote strategiche in Enel ed Eni». Non una cosa da poco, visto che sull'onda di questa notizia Wall Street ha virato e chiuso le contrattazioni in positivo e l'euro ha guadagnato terreno sul
dollaro chiudendo a 1,3660 sul dollaro.

Vero? Falso? Aveva messo in evidenza questa ipotesi già tre settimane fa ma un qualcosa mi fa propendere per una voce dal sen sfuggita, quantomeno nel breve. Ovvero che giovedì scorso, Giulio Tremonti in persona - non gli imprecisati “funzionari italiani” citati dal Financial Times - aveva tagliato corto sulla faccenda in questo modo: «Quando parli con l'Asia ti dicono: “Noi non capiamo cosa sia l'Europa”. Il secondo punto è che ti dicono, “Se la vostra banca centrale non compra i vostri bonds, perché dovremmo farlo noi”». Non lo so, certo sarebbe una mossa risolutiva e un grande schiaffo in faccia a Francia e Germania, ma temo che l'emergenza e la voglia di restare in sella del premier stiano facendo un disastro, se quanto riportato dal Financial Times fosse vero: trasformare l'Italia in un protettorato cinese. A quel punto, meglio il default.

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