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Economia e Finanza

IL CASO/ C’è una "guerra" nella manovra che danneggia l’Italia

Da metà agosto, al Cnel è in corso una bagarre che rischia di far fare una brutta figura al nostro Paese. GIUSEPPE PENNISI ci spiega di che cosa si tratta

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Al Cnel, dove servo la Repubblica da circa un anno come Consigliere esperto su nomina del Capo dello Stato, è in corso da metà agosto un pasticciaccio brutto di cui la vittima principale rischia di essere il “terzo settore” (volontariato, imprese sociali e simili).

In breve, il decreto legge del 13 agosto prevedeva una riduzione dei consiglieri del Cnel da 121 a 71, una modifica del metodo di votazione in Assemblea e dell’organizzazione in Commissioni, mantenendo salvi i 12 esperti nominati dal Capo dello Stato e dal Presidente del Consiglio e i 10 esponenti del “terzo settore”. L’ingresso di questi ultimi nell’organo è stato tardivo e a opera di un ministro del Lavoro cattolico e specialmente interessato al settore (con la legge del 7 dicembre 2000) e le loro indennità sono a carico non del Cnel ma del ministero del Lavoro. Una posizione un po’ da “soci aggregati”.

Nella conversione del Decreto, la norma è stata modificata mantenendo le riforme ordinamentali, ma demandando al Presidente del Consiglio di definire la composizione del Cnel in base all’art. 99 della Costituzione. Secondo tale articolo, il Cnel, di rilevanza costituzionale, è composto per legge “da esperti e da rappresentanti delle categorie produttive in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa”. Transitando dal Senato alla Camera, la norma è stata ritoccata per includere tra i possibili componenti del Cnel pure il terzo settore.

Si è scatenata una vera e propria baraonda. Da un lato, oltre l’80% dei consiglieri Cnel accusano, a torto o a ragione, i rappresentanti del terzo settore di avere tentato un colpo di mano ferragostano e di avere manipolato i testi usciti dal Senato nel loro percorso verso la Camera: è iniziata, a Villa Lubin, un’attività di ostracismo nei confronti dei consiglieri espressione del terzo settore. Da un altro, avendo subito tagli, il ministero del Lavoro fa sapere di non avere più intenzione di prendersi carico dei loro costi. Da un altro ancora, gli esperti di nomina del Capo dello Stato e della Presidenza del Consiglio sono appena il 10% dei componenti del Cnel (mentre in organismi analoghi stranieri sono mediamente sul 20% e all’Organizzazione internazionale del lavoro i due terzi); la quota di spettanza del Quirinale e di Palazzo Chigi dovrebbe aumentare perché, a ragione di ristrettezze di bilancio, lavori e ricerche vengono, in questa Consiliatura, fatti da esperti e non da consulenti esterni. Infine, oltre due terzi dei Consiglieri Cnel hanno annunciato ricorsi che potrebbero paralizzare l’organo e arrivare alla Consulta.