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FINANZA/ Usa, Ue e Cina, tre paradossi che spiegano la crisi

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Dopo mutui immobiliari, banche e industrie, è arrivata la volta dei debiti di Stato. Per le finanze nazionali non si tratta certo di un primo assaggio di crisi: i debiti sovrani occupano le pagine finanziarie già dal 2008, quando l’Islanda balzò agli onori delle cronache per un cortocircuito tra sistema bancario, debito pubblico e finanza internazionale.

La novità di quest’estate 2011 arriva dalla forza e dalla portata - che qualcuno si è azzardato a definire “epocale” - di questa crisi. Il 5 agosto Standar & Poor’s ha abbassato il rating degli Stati Uniti, limando una delle tre A che da sempre contraddistinguevano il debito a stelle e strisce. Lo stesso giorno il prezzo dell’oro è salito di 100 dollari in un colpo solo, continuando verso la soglia psicologica dei 2.000 dollari all’oncia. Nella coscienza collettiva l’equazione dollaro-oro si è definitivamente spezzata e con il crollo di questa certezza molti indici finanziari sembrano aver perso la bussola. Tuttavia, sui livelli “impazziti” di questi giorni tre paradossi finanziari aiutano a fare chiarezza.

Il primo paradosso riguarda innanzitutto i titoli di stato europei e recita all’incirca così: per valutare bisogna svalutare. Ovvero, senza prospettive di crescita, la volatilità regna sovrana e l’unico modo per aumentare i prezzi di domani è deprimere i prezzi di oggi. Un esempio? I tanto bistrattati Bot e Btp.

I più grandi sottoscrittori di questi titoli sono istituti finanziari italiani e stranieri che fino a pochi mesi fa utilizzavano obbligazioni di Stato per investire liquidità senza troppi rischi. Nel panico generale di questi giorni, mentre più di una banca si sbarazzava dei titoli statali in fretta e furia, il settore finanziario italiano è stato trascinato da una serie di ribassi tale per cui alcuni istituti valgono meno del proprio patrimonio immobiliare. E dall’altro lato delle Alpi la situazione non è certo più rosea: causa l’ingente quantità di titoli greci e spagnoli a bilancio, il settore bancario europeo (Francia e Germania in testa) ha perso quasi il 30% da inizio luglio.

In questo clima di saldi estivi, sarà difficile resistere alla tentazione di uno shopping facile: alle aste di settembre i governi europei dovranno presentarsi con i rendimenti decennali più alti dall’introduzione della moneta unica. Anche per le banche settembre sarà una data cruciale: per la chiusura del terzo trimestre gli istituti di credito dovranno mostrare segni di ripresa. Sarà euforia generale o l’ennesimo crollo? Difficile a dirsi, ma in questa altalena dei prezzi a farne le spese è la stabilità della zona euro.


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