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SCENARIO/ 1. Sapelli: vi spiego il gioco dei "poteri forti" che comandano la crisi

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L’ultimo requisito statualistico che rimane è quello dell’imposizione fiscale, con le conseguenze devastanti a fronte dell’impossibilità di stabilire statualisticamente le controprestazioni, con la devastazione della legittimazione dello Stato medesimo a fronte del costo pagato dai cittadini per via dell’imposta: dove la repressione fiscale è l’altro vero volto della crisi economica mondiale in corso.

La crisi, quindi, è destinata a durare sino a quando non verranno ascoltate le raccomandazioni prima di Volcker, anziano e saggio ex presidente della Fed e per un breve tratto di strada a fianco dell’impresentabile Obama, ora di Sir John Vickers, incaricato di formulare il piano di regolazione radicale degli intermediari finanziari nelle felici isole del Regno Unito, fuori dall’euro. Le raccomandazioni di Sir John sono tutte dirette a spezzare l’industria finanziaria, dividendo le attività ora unite del retail per l’economia reale e per le famiglie, dalle attività di trading, eliminando così il rischio. Ma i top manager stockoptionisti hanno già aperto il fuoco minacciando di lasciare la City: del resto hanno nelle loro mani la politica. E hanno questo potere di fatto in tutto il mondo e quindi è impossibile che tale potere permetta simili riforme: sono rivoluzioni… che farebbero a pezzi un immenso potere

E la crisi ha anche l’aspetto essenziale dell’interruzione della catena virtuosa della produzione di merci per mezzo di merci: è una crisi di sovrapproduzione, con disoccupazione strutturale di lunga durata per via della ristrettezza crescente dei mercati interni. Essa si è determinata negli ultimi anni per via dei bassi salari che hanno accompagnato in tutto il mondo la produttività del lavoro di origine tecnologica: lo sfruttamento operaio è giunto a livelli parossistici, confermando la tesi di Kalecki che il capitalismo ad alti tassi di profitti tende a mantenerli facendo di tutto per innalzare il livello di disoccupazione.

Il capitalismo delle alte tecnologie teme come il diavolo l’acqua santa la piena occupazione: non può sopportarne neppure la vista. Oggi la crisi di sovrapproduzione mondiale non può più essere controbilanciata neppure dalla crescita dei Bric, che crescono meno di quanto è necessario per la circolazione del capitale: di qui una crisi di lunga durata e di grandi sofferenze sociali.



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COMMENTI
14/09/2011 - Interessante ma oscuro... (Andrea Staiti)

Interessante questo articolo. Tuttavia, proprio considerando la rilevanza del tema, sarebbe utile provare a scrivere usando uno stile e un lessico comprensibile anche a chi non e' plurilaureato in diverse discipline economico/finanziarie...

 
14/09/2011 - articolo (pia ripamonti)

grazie per lo splendido articolo, lo segnalerò il più possibile, Pia Ripamonti

 
14/09/2011 - Grazie Sapelli (Diego Perna)

Spesso la gente comune, chi lavora, chi vive nella realtà per intenderci, non riesce a spiegare il proprio disagio di fronte a ciò che gli succede. Il cambiamento in atto, così repentino, che tutti per convenzione chiamiamo crisi, è ben descritto nel Suo articolo,e rende più comprensibili i motivi del mio disagio. Secondo me ci stiamo approssimando a passi veloci verso una "terzomondializzazione" che non sarà più solo in quei paesi del terzo mondo, appunto, ma distribuito su tutto il globo, frutto di una globalizzazione che unisce e unirà sempre più i poteri forti. Avremo sempre più poveri e disoccupati, oppure se vogliamo, schiavi, persone private della loro dignità e libertà così come già accade. Non spero più nei politici da molto tempo, sopratutto di quelli che vedo sempre sorridenti nei Tg, o arroganti al limite della sopportazione umana, ma voglio credere che il germe umano del vivere liberi e di creare condizioni migliori per noi e i nostri figli, ci darà il coraggio di cambiare le cose, in un modo o nell'altro, perché vivere da schiavo non è nella natura dell'uomo; diciamoglielo a tutti quelli che credono di essere immortali e sperano che pian piano ci abituiamo ad esserlo o che già lo stiamo facendo. Buona Giornata