BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINE DELL’EURO?/ 1. Fortis: no, rafforziamo l'euro per aiutare l'Italia

Pubblicazione:giovedì 15 settembre 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 15 settembre 2011, 12.32

Foto Ansa Foto Ansa

Quadrio Curzio e Prodi hanno proposto un valore pari a 1.000 miliardi di euro. L’Italia parteciperebbe con il 18% delle quote, per un valore pari a 180 miliardi. La Germania verserebbe 240 miliardi e la Francia 200 miliardi. Non si può quindi dire, ponendosi anche in un’ottica tedesca, che l’Italia pretenda di “fare le nozze con i fichi secchi”. L’Italia al contrario partecipa con riserve auree e quote di società molto solide. Quello degli eurobond quindi non è un rifugio per annacquare il debito dei paesi con i conti in disordine, ma un capitale iniziale dove Italia e Francia messe insieme conferiscono più della Germania. Costituito il Ffe, con una leva di 1 a 3, si raccoglierebbero 3.000 miliardi di euro. Di questi, 2.300 andrebbero per acquistare titoli di debito pubblico nei paesi dell’eurozona, in modo da farlo scendere dall’85% al 60% del Pil. Questo significherebbe che il debito italiano si ridurrebbe al 95% (dal 120%), mentre quello francese e tedesco andrebbero sotto al 60%.

 

Il rischio speculazione però resterebbe…

 

In realtà, con un capitale e con un intervento così significativi, si toglierebbe l’appetito agli speculatori. Nessun avversario mondiale, fosse anche una cordata di fondi americani, di fronte a un colosso come il Ffe oserebbe attaccare l’eurozona. Inoltre, il Ffe avanzerebbe 700 miliardi di euro da destinare a grandi investimenti europei, nelle infrastrutture, nelle reti, nella conoscenza e nella ricerca. È un elemento molto importante, perché anche questi 700 miliardi andrebbero ripartiti pro-quota, e il 18% andrebbe all’Italia: 120 miliardi di euro che nessuna finanziaria riuscirebbe a mettere in piedi e con la quale potrebbero essere finanziati investimenti per la crescita del Pil. Questa quindi è l’architettura più convincente per porre una soluzione al problema del debito, ma anche per rilanciare la crescita in Europa.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.