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Economia e Finanza

MANOVRA 2011/ Marini: ecco come le coop possono resistere alla stretta

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Quest’anno, per queste ultime, si aggiungono, quindi, altre due piaghe. «In questo scenario, vengono ulteriormente colpite da due fronti: i tagli agli enti locali e l’introduzione della tassazione». Le conseguenze sono facilmente prevedibili: «un aumento di tassazione di questo tipo, unito alla stretta finanziaria sugli enti locali, mette in seria difficoltà la cooperazione sociale, che difficilmente, potrà continuare a dare sostegno come prima alle famiglie o alle persone bisognose». In questo quadro, è il mantenimento del rapporto prevalente con la pubblica amministrazione il nodo cruciale. «Basti pensare – spiega, esemplificando, Marini – che in Veneto ci sono 400 cooperative di Solidarietà sociale di tipo B (accoglienza di tossicodipendenti, di ex carcerati, ragazze madri, cura dei minori, ecc…), il 55 per cento delle quali ha un rapporto esclusivo con il settore pubblico; l’altro 45 per cento si divide tra chi lavora prevalentemente con privati e chi con le aziende». Perché possano continuare a sopravvivere, non resta altra strada che l’inversione rotta.

«Le cooperative dovranno diversificare i propri committenti, direzionandosi non più solo verso il pubblico». Dovranno, inoltre, iniziare a ragionare come imprese, «ricercando quegli spicchi di mercato – continua Marini  - che esprimano una domanda privata in grado di poter rappresentare un mercato plausibile». Vale un esempio su tutti: «molte cooperative lavorano con  minori. Sappiamo, tuttavia, che per il calo demografico ce ne sono sempre di meno, mentre aumentano gli anziani. Ora: l’incremento degli anziani bisognosi di cure, finora, ha trovato una risposta solamente nelle badanti, con dei costi per le famiglie non indifferenti. E' impensabile che le coop sociali non si differenzino su questo versante, iniziando a rivolgere l’attenzione anche a un tale fenomeno».

 

(Paolo Nessi

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