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FIAT/ Stavolta Marchionne "inciampa" nel sindacato (americano)

Pubblicazione:venerdì 16 settembre 2011 - Ultimo aggiornamento:sabato 17 settembre 2011, 17.30

Sergio Marchionne (Foto Ansa) Sergio Marchionne (Foto Ansa)

È vero che le dichiarazioni di Marchionne sul sindacato americano erano abbastanza enfatiche. Diciamo che era un po' troppo declamatorio. Poi si vede che la realtà è un'altra. Quanto alla vicenda Fiom il discorso deve essere più articolato. C'è indubbiamente un gruppo dirigente Fiom che è nostalgico ancora della battaglia perduta in Fiat per la “marcia dei quarantamila di trenta anni fa”. Ma la base della Fiom mi sembra più realista e ragionevole, Marchionne con la Fiom ha cercato la forzatura, ha teso una trappola e la Fiom c'è caduta.

È stato Marchionne a forzare il confronto ? In parte, ripeto, lo ha cercato. Anche se devo dire che a volte Marchionne ha perfettamente ragione quando muove le acque in un Paese come il nostro ossessivamente impastato, immobile, incapace di rinnovamento nel campo delle relazioni industriali. Detto questo, dato atto a Marchionne di saper muovere un po' le acque, devo dire che da un po' di tempo in qua sta battendo il passo. Non conclude un rinnovamento importante per la Fiat. Ce ne accorgeremo tra qualche anno.


Crede che la Fiom, dopo la sentenza del giudice e la risposta del sindacato americano riprenderà spazio ? Mi sembra inevitabile. Se si muove con realismo perché non dovrebbe riguadagnare spazio in una realtà come Fiat?

Ora le faccio un'altra domanda che riguarda l'altra parte della barricata Fiat, cioè la famiglia azionista. Come verranno giudicati questi problemi sindacali che arrivano anche dall'altra parte dell'Atlantico ? Qualche peso, a mio avviso l'avranno. Penso che al'interno della grande famiglia ci sia sempre qualcuno che pensa a un disimpegno, soprattutto adesso che le aziende stanno andando bene. Spero di sbagliarmi, perché mi dispiacerebbe vedere un'azienda che pensa solo ai profitti. Tra le altre cose, bisogna pure
ricordare la differenza tra operai americani e operai italiani. I salari degli americani sono molto più alti di quelli italiani. Non si può dimenticare questo e poi parlare continuamente di aumenti in base alla produttività.


(Gianluigi Da Rold)



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