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FINE DELL’EURO?/ 2. Quadrio Curzio: salviamoci con gli Stati Uniti d’Europa

Pubblicazione:venerdì 16 settembre 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

«Nessuno ha mai pensato di dissolvere il dollaro, solo perché la California si avvicinava al rischio default. E allora perché la bancarotta della Grecia dovrebbe mettere fine all’euro?». Lo sottolinea l’economista Alberto Quadrio Curzio, in questo intervista che prosegue il nostro dibattito sul futuro della moneta unica europea. Per il professore, «la California pesa però sugli Usa molto di più che non la Grecia sull’Ue, e gli Stati Uniti sono più indebitati e hanno una bilancia commerciale più in passivo dell’Europa». Il salvataggio dell’euro non è comunque scontato, e proprio per questo bisogna puntare su due misure: gli Eurounionbond e un presidente del Consiglio dell’area euro distinto dal presidente dell’Unione Europea.

 

Professor Quadrio Curzio, l’euro sta crollando o resisterà alle attuali turbolenze?

 

L’euro nel cambio con il dollaro è circa a quota 1,38, vicino al cambio medio di circa 1,20 da quando è nata la moneta europea. Questa differenza pertanto non consente l’affermazione che l’euro dal punto di vista dei cambi stia crollando. Le attuali difficoltà della moneta unica europea derivano però da tre fattori, dai quali può derivare o meno una crisi dell’euro. Il primo è il fatto che i debiti sovrani europei, rispetto al reddito totale di Eurolandia, sono minori rispetto a quelli degli Stati Uniti. Eurolandia naviga intorno all’85% di debito su Pil, gli Usa sono già sopra al 100%. Eppure, qualora la California dovesse andare in bancarotta, questo non sarebbe sufficiente a fare crollare il dollaro. Non si capisce quindi perché l’euro dovrebbe andare in pezzi per una bancarotta della Grecia, dal momento che la California pesa sugli Usa più della Grecia sull’Ue.

 

E quindi perché i mercati hanno preso di mira l’euro, e non invece il dollaro?

 

E qui veniamo al secondo fattore che può decidere o meno la fine dell’euro. Questa iper-sensibilità dei mercati nei confronti dei titoli sovrani europei ha una componente di natura parapolitica e speculativa che non trova conferma nei fondamentali di Eurolandia. Se confrontiamo i dati sui debiti privati, il risparmio privato, l’inflazione, la protezione delle fasce più deboli garantita dal sistema di welfare, il complesso degli Stati dell’area euro ha sempre una situazione migliore degli Stati Uniti. Inoltre, Eurolandia ha una bilancia commerciale sostanzialmente in pareggio, mentre quella degli Usa è profondamente deficitaria. Quindi non capisco quali siano i fondamentali economici per attaccare i titoli sovrani di Eurolandia, e non quelli degli Usa.

 

Forse perché il dollaro è la base per tutti gli scambi a livello mondiale?


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