BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

MANOVRA/ Bertone: ecco i numeri che ci condannano a una nuova finanziaria

Le cifre parlano chiaro: non sarà facile evitare una nuova manovra finanziaria, che rischia però, spiega UGO BERTONE, di frenare ulteriormente la crescita dell’Italia

Giulio Tremonti (Foto Ansa) Giulio Tremonti (Foto Ansa)

Le cifre parlano chiaro: non sarà facile evitare una nuova manovra finanziaria. Ma una nuova manovra, previsione ancor più facile, rischia di mandarci a picco. È questo in sintesi il dilemma, semplice ma terribile, dell’Italia spa: o si spezza un circolo vizioso, che in pratica condiziona le sorti dell’Italia fin dall’inizio dell’avventura della moneta unica, o il Paese si condanna da solo a un declino che ha ormai preso velocità e minaccia di travolgere le generazioni più giovani.

Messo in altri termini, dopo quasi vent’anni dobbiamo prender atto che l’Italia non ha ancora individuato una politica economica che sostituisca la svalutazione della vecchia lira, quell’iniezione di adrenalina che a intervalli costanti dava la scossa al Paese. Negli ultimi vent’anni, al contrario, l’Italia si è mostrata incapace di sfruttare la leva del basso costo del denaro.

Eppure, con un calcolo approssimativo, si può sostenere che prima la rincorsa all’euro, poi l’aggancio alla moneta unica hanno consentito di risparmiare almeno cinque punti percentuali di interessi all’anno. Ovvero il corrispondente di un anno di Pil o anche più. Un’occasione preziosa per azzerare il debito che capita una volta al secolo.

Nel 1905, in piena era giolittiana, la vecchia Italia liberale riuscì a sfruttare per bene l’occasione offerta dall’economia globale, attraendo investimenti produttivi e presentando alle banche francesi e tedesche, l’equivalente dei cinesi di oggi, il quadro di un Paese in piena evoluzione civile, dove si pagavano le tasse e si lanciavano piani di sviluppo sia per l’industria del triangolo industriale che per il risanamento di Napoli. Purtroppo, i frutti di quella stagione vennero dispersi dalle folli spese per le avventure coloniali, a partire dalla disgraziata spedizione in Libia - speriamo che non sia questa l’unica analogia seguita dall’Italia di oggi che, dopo vent’anni di tassi calanti e massicce privatizzazioni che hanno interessato banche, telefoni, autostrade e molto altro, si ritrova con un debito pubblico immune a ogni terapia ordinaria: il salasso delle finanziarie, tre in tutto, approvate tra il 2010 e il 2011 farà abbassare solo di mezzo punto, dal 120% al 119,5% il rapporto tra debito e Pil.

L’unica strada per evitare un lungo calvario passa per la crescita. Ma qui le previsioni si fanno, di giorno in giorno, più funeste. L’ultima stima, presentata ieri dal Centro studi Confindustria, parla di un modesto 0,7% per il 2011, due decimali in meno rispetto ai conti, già pessimisti, di giugno. Le cose, poi, peggiorano se si guarda al 2012: l’anno prossimo, sotto il peso degli effetti di tre manovre finanziarie (quella del 2010 più due approvate tra luglio e l’altro ieri), l’Italia rallenterà fino allo 0,2%. Ovvero solo un decimo della crescita che, secondo Banca d’Italia, sarebbe necessaria per centrare l’obiettivo del risanamento finanziario indolore per le tasche degli italiani.


COMMENTI
16/09/2011 - Liberali solo di nome (LUIGI BAGALINI)

Penso che l'unica soluzione sia quella di liberarci di questi incapaci al governo. Non sono altro che contabili e succubi delle lobby che li finanziano. Li ho votati,e per questo mi sento responsabile di questo schifo. Ha ragione Bersani quando afferma che le uniche liberalizzazioni le ha fatte lui. Dov'è finita la norma che permetteva alle parafarmacie di diventare Farmacie pagando 300.000 euro? Soldi che entravano nelle casse statali in maniera facile producendo un miglioramento del servizio vista la maggiore concorrenza. La motivazione della cancellazione del provvedimento chiarisce con chi abbiamo a che fare: "Perchè questo riguarda la salute dei cittadini". Come se la laurea in farmacia che DEVE avere un titolare di parafarmacie non fosse uguale a quella di un suo collega appartenente alla lobby dei farmacisti. Liberalizzare gli orari dei negozi SOLO nelle zone turistiche è inutile in quanto sono già LIBERI, per ordinanze comunali. (avendo un negosio in un lungomare lo so bene)sarebbe semmai da farlo dappertutto. La riforam radicale della giustizia civile che è uno dei principali motivi della mancanza di investimenti stranieri in Italia dov'è? No, qui si parla di intercettazioni. E gli ordini professionali? che si è fatto? Invece che buttare soldi nei finanziamenti a fondo perduto (14 mld l'anno) perchè non prevedere forti agevolazioni fiscali alle nuove ditte che producono reddito e lavoro? I costi della politica? Il vero popolo delle libertà? ahimè Bersani!