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IL CASO/ 1. Italia vs. Svezia: bastano meno tasse a fare volare un Paese?

Secondo Luca Ricolfi il successo economico dei paesi scandinavi dipende dal basso livello di tassazione sulle imprese: un modello valido anche per l’Italia? Il commento di UGO ARRIGO

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Sul settimanale Panorama, Luca Ricolfi spiega come, a fronte di una pressione fiscale storicamente alta, i tre grandi paesi scandinavi, Finlandia Svezia e Norvegia (bisognerebbe forse aggiungere la Danimarca), siano in una fase di crescita del Pil pro-capite valutabile intorno al 3% annuo, considerando uno spazio di tempo che va dal 1995 al 2007.

Ricolfi paragona la crescita dei paesi del Nord Europa a quella dell’Italia, che con un governo di destra, sedicente liberale, ha portato la pressione fiscale al 44% del Pil (il dato più alto dall’Unità d’Italia), ma non si vedono sintomi di crescita neppure nelle stime, e contemporaneamente, proprio nella discussione dell’ultima manovra, la sinistra italiana guarda anch’essa a una pesante tassazione, ma accompagnata da investimenti nell’istruzione, nella ricerca, nella costituzione di un’amministrazione pubblica efficiente.

Tuttavia Ricolfi sottolinea un aspetto della pressione fiscale dei paesi del Nord Europa: lì l’imposta societaria è al 28%, mentre in Italia è al 42,4%. La differenza sostanziale tra i due sistemi, paesi scandinavi da una parte, Italia d’altra, starebbe lì: nella bassa tassazione sul motore della crescita.

Ugo Arrigo, docente di Finanza pubblica alla Bicocca di Milano, non è del tutto d’accordo con questa analisi di Ricolfi: «Non la condivido. Perché nel cosiddetto modello nordico, da una decina di anni la pressione fiscale è diminuita. La Svezia l’ha ridotta sia sulle persone fisiche che sulle imprese. Ma in quadro di riforme molto importanti. Il modello nordico, come la sua vecchia socialdemocrazia, era noto per un grande welfare. Ora il welfare è mirato, all’interno di una riforma delle pensioni drastica e radicale, basata sul sistema contributivo che alla fine costa alla Svezia il 9,5% del Pil contro il nostro 14%».

Questi paesi hanno operato delle riforme profonde sin dalla metà degli anni Novanta?

Hanno liberalizzato le poste nel 1993, hanno creato due aziende di trasporti che sono entrambe pubbliche ma scorporate. L’impianto socialdemocratico di questi paesi è mercatista, guarda al mercato. Tutta la gestione del trasporto pubblico si basa su gare. Insomma, lo Stato non si barrica dietro la sua forza, sembra non statalista. Lo statalismo ricompare nella fase della redistribuzione. In più c’è un welfare molto mirato.

Sono questi gli elementi portanti del nuovo modello nordico?