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MANOVRA/ Così la Robin Tax minaccia i consumatori italiani

Pubblicazione:lunedì 19 settembre 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Gli investimenti nelle infrastrutture sono fondamentali per la sicurezza, la concorrenza e per l’effetto-volano sull’economia. La “ricetta”, se così si può chiamare, è di proseguire con la regolazione incentivante degli investimenti, con un attento equilibrio costi/benefici. In altri termini, è cruciale far sì che gli investimenti necessari siano tutti e solo quelli il cui valore per il consumatore (in termini di riduzione dei prezzi delle sue forniture) superi il costo imposto dalla realizzazione delle infrastrutture. E non vi è dubbio alcuno che servano investimenti infrastrutturali, in particolare nel settore gas, perché senza infrastrutture l’Italia sarà condannata a diventare una “provincia” e non un Paese-snodo con un ruolo cruciale nel nuovo contesto sovranazionale.

 

Che ruolo potrà avere l’Autorità per aiutare il settore energetico ad assicurare un corretto equilibrio tra costi dell’energia non elevati, impatto ambientale ridotto e autosufficienza energetica in Italia?

 

L’equazione fra prezzi, ambiente e sicurezza è molto complessa, in particolare per un Paese come il nostro che ha una forte dipendenza energetica. Compito della regolazione, e quindi dell’Autorità, non è quello di indicare la “strada energetica”, ma piuttosto di mettere in campo un insieme di strumenti - preferibilmente di mercato - che, senza distorcere i segnali di prezzo, consentano di ripartire più correttamente il rischio tra i diversi attori del sistema, riducendone la dimensione complessiva, in modo da favorire gli investimenti in un contesto di certezza e stabilità.

 

I prezzi dell’energia in Italia restano però troppo alti rispetto ad altri paesi europei: quali le cause e quali i possibili rimedi?

 

Nell’ultimo anno, la forbice con il resto d’Europa si è attenuata: i nostri prezzi sono diminuiti in media del 4% contro un aumento medio Ue del 5%; inoltre, le famiglie con bassi consumi - circa il 60% del totale - pagano prezzi inferiori del 12% rispetto ai livelli medi Ue. Resta il fatto che l’Italia è povera di risorse energetiche tradizionali - petrolio, carbone, gas - ed è quindi esposta alle turbolenze sui mercati internazionali, ai rialzi dei prezzi e a fenomeni speculativi che finiscono per pesare molto sulle bollette. Non c’è un solo “rimedio”, ma una regolazione stabile ed efficace può contribuire a un uso efficiente delle risorse e a promuovere la concorrenza, le due principali vie per incidere positivamente sui prezzi.

 

Ritiene che in Italia ci sia un’adeguata libertà di scelta da parte dei consumatori per quel che riguarda la fornitura di elettricità e gas?

 

Dalla completa apertura del mercato sono stati fatti molti passi in avanti, in particolare nel settore elettrico: a oggi oltre 5,3 milioni di famiglie, il 18,5% del totale, e 2,7 milioni di Pmi, oltre una piccola e media impresa su tre, ha già scelto un nuovo fornitore. È un buon risultato, in linea con i migliori standard europei e che potrà essere fortemente migliorato grazie al SII, il Sistema informativo integrato che semplificherà ulteriormente il passaggio da un fornitore all’altro. La sua operatività è attesa nel 2012.

 

Tra i vostri compiti c’è anche quello del controllo della qualità del servizio: come vanno le cose?


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